mercoledì 19 agosto 2020

Meditando Day - Riconnessione Interiore


MEDITANDO DAY

Riconnessione Interiore


06 Settembre 2020 dalle ore 9.30 alle 18.30
presso il nuovo Centro Elan Vital in Loc. Crou-Pernet 2 - Sarre (AO)
con Massimiliano Frau

Una giornata intera dedicata alla meditazione e allo yoga, per centrarci e riconnetterci con la nostra vera natura.
Una giornata per chi vuole sperimentare questa tecnica per la prima volta e a chi ha invece semplicemente voglia di dedicare a se stesso un giorno di meditazione, ascolto e scoperta.
Percorso ADATTO A TUTTI coloro che vogliono approfondire la conoscenza di Sé stessi in un percorso di crescita, particolarmente indicato per i terapeuti e per chi lavora con gli altri.
NON SONO NECESSARIE PRECEDENTI ESPERIENZE.
Per chi fosse interessato a conseguire il diploma di Operatore di Massaggio Olistico di 2°livello, la partecipazione verrà contata come ore di crescita personale.
CONTRIBUTO €. 50,00
CONFERMA OBBLIGATORIA
Iscrizioni aperte fino ad esaurimento posti. POSTI LIMITATI
COSA PORTARE:
- Tappetino da yoga
- Cuscino
- Coperta (se lo desiderate)
- Cibo da condividere
E' prevista una pausa pranzo in cui condivideremo ciò che ognuno ha portato.
Per INFO:
Massimiliano 3395422290
Silvia 3337885235
Sara 3275341954

martedì 28 aprile 2020

Sulla Libertà

In questi giorni si parla molto di libertà individuale, di perdita della libertà, di ripresa della propria libertà. A tale riguardo, riporto degli insegnamenti del grande maestro armeno G.I Gurdjieff:
"L’uomo è una macchina. Tutto quello che fa, tutte le sue azioni, le sue parole, pensieri, sentimenti, convinzioni, opinioni, abitudini, sono i risultati di influenze esteriori, di impressioni esteriori. Di per se stesso un uomo non può produrre un solo pensiero, una sola azione. Tutto quello che dice, fa, pensa, sente – accade". In Frammenti di un insegnamento sconosciuto di P. D. Ouspensky.
Un essere umano ordinario, che non ha fatto alcun lavoro di risveglio, vive nel sonno della meccanicità. Non è libero nemmeno di prendere un caffè. In realtà, non abbiamo perso alcuna libertà. Questa non è un'opinione, ma una semplice osservazione accessibile a tutti coloro che anche solo per pochi istanti hanno avuto un momento di risveglio, un momento di coscienza consapevole.
“Può un uomo smettere di essere una macchina?”
“Ah! È proprio questo il problema! (..) Sì, è possibile smettere di essere una macchina ma, per questo, è necessario prima di tutto conoscere la macchina. Una macchina, una vera macchina, non conosce se stessa e non può conoscersi. Quando una macchina conosce se stessa, da quell'istante ha cessato di essere una macchina; per lo meno non è più la stessa macchina di prima. Comincia già ad essere responsabile delle proprie azioni.”
"Conosci te stesso" è l’esortazione che ha percorso tutto il pensiero filosofico umano d’occidente come d’oriente.
La prima ragione della schiavitù interiore dell’uomo è la sua ignoranza e, soprattutto, l’ignoranza di sé stesso. Senza la conoscenza di sé, senza la comprensione dei movimenti e delle funzioni della sua macchina, l’uomo non può essere libero, non può governarsi e resterà sempre uno schiavo in balia delle forze che agiscono su di lui. Ecco perché negli insegnamenti antichi, la prima richiesta a chi si metteva sulla via della liberazione era: ‘Conosci te stesso’.
L’uomo ordinario del nostro tempo, anche se si interessa di filosofia o spiritualità, in genere non comprende che il principio "Conosci te stesso" si riferisce alla necessità di conoscere in primo luogo la propria macchina umana e di conseguenza la sua essenza.
Lo studio di sé è il lavoro, o la via, che conduce alla conoscenza di sé. Il metodo fondamentale per lo studio di sé è l’osservazione di sé. Senza una osservazione di sé eseguita in modo corretto, un uomo non comprenderà mai come le diverse funzioni della sua macchina siano collegate e in correlazione tra loro, non comprenderà mai come e perché, in lui, "tutto accade".




venerdì 6 settembre 2019

MeditaMente



MeditaMente

Pratiche di Consapevolezza

In questo corso svilupperemo una Mente Meditativa, una Mente Attenta, Libera, Sveglia e Consapevole.
Normalmente la mente è continuamente distratta, assorta in innumerevoli pensieri ed immersa negli stati emotivi dell’apparato psicofisico. Essa è meccanica e abitudinaria, reagisce automaticamente agli stimoli secondo la sua programmazione; è sempre in conflitto con se stessa e con il Mondo.
In tali condizioni, la mente ordinaria non può vedere la realtà, ma soltanto le sue proiezioni, vive come in un sogno vittima inconsapevole di una invisibile prigione psicologica.
Il Corpo Fisico patisce le stesse condizioni. E’ pesante e letargico, insofferente ed irrequieto, i sensi sono ottenebrati e sottomessi ai condizionamenti.
Per Risvegliarsi è necessario sviluppare una Mente Meditativa: Vigile ed in Ascolto… Vuota e Silenziosa... Sveglia ma Quieta... Attenta ma Rilassata...
Solo in tali condizioni è possibile iniziare a risvegliare ed utilizzare l’apparato psicofisico per l'Evoluzione della Coscienza e Nascere a Nuova Vita.

Meditando


Meditando 2019

La Via della Consapevolezza


4 Ottobre dalle 20.00 alle 21.30

Contrinuto 10 € + 15 tessera associativa Csen

Per info e iscrizioni
Silvia 33337885235
Massimiliano 3395422290
Deda 3496845976

martedì 11 settembre 2018

Il Ballo in Maschera e... Il Coraggio di Esserci


Per tutta la vita ci nascondiamo dietro
il gioco delle maschere.
Interpretiamo i personaggi più disparati nel caleidoscopico e camaleontico gioco della vita.
Siamo caduti nell’erronea identificazione con i personaggi che interpretiamo dimenticandoci
chi siamo veramente.
Questo gioco delle maschere è diventato la nostra rassicurante zona di confort e, contemporaneamente,
la nostra prigione.


Chi sei veramente?
Sei disposto ad uscire dal rassicurante
ballo in maschera delle personalità?
Hai il Coraggio di Esserci?


Il coraggio è l’azione di un cuore impavido.
Un cuore che arde di libertà.
Un cuore che non ha paura di sentire e di amare…


martedì 10 aprile 2018

Lo Yoga nella Vita

Non importa chi siate o crediate di essere, né importa quello che vi è successo in passato o a che punto vi troviate nel presente: chiunque abbia l’intenzione di andare al di là dei pensieri e dei comportamenti che limitano e immobilizzano se stessi può trovare, anzi troverà,
 la libertà con l’aiuto di questa pratica.

Donna Farhi


Queste parole di Donna Farhi, tratte dal libro Lo Yoga nella Vita, sono dirette, incisive e profondamente significative, perché raffigurano sinteticamente il quadro dell'attuale  condizione limitante dell'essere umano e ne indicano la Via verso la liberazione.

Non importa chi siate o crediate di essere, né importa quello che vi è successo in passato o a che punto vi troviate nel presente ...

In questa prima frase viene tagliata alla radice la nostra identificazione con il personaggio che interpretiamo, cioè con chi crediamo di essere, la nostra storia personale, il nostro passato ed anche con ciò che crediamo di essere in questo momento e la situazione di vita in cui ci troviamo attualmente.

Questo è un passaggio fondamentale perché siamo stati educati ad identificarci con la persona, la maschera superficiale del nostro Essere. 

Tale identificazione è proprio la causa della nostra condizione di sudditanza ed asservimento nei confronti dei nostri carcerieri, infatti:

... Chiunque abbia l’intenzione di andare al di là dei pensieri e dei comportamenti che limitano e immobilizzano se stessi ...

Ci  identifichiamo fondamentalmente da un lato con il corpo fisico, con tutti i suoi  comportamenti abitudinari, meccanici e stereotipati, dall'altro con i pensieri che incessantemente si susseguono in un continuo ed instancabile, ma estenuante dialogo interiore.

Tale identificazione ci cristallizza e ci fossilizza nel personaggio caratterizzato che interpretiamo per tutta la durata della nostra tragicommedia chiamata: Vita.

E' naturale che molti Esseri inizino a provare un senso di asfissia e di morte chiusi dentro questa prigione psicologica, che non ha sbarre o mura, ma è fatta soltanto di condizionamenti, credenze, abitudini  e pregiudizi.

Come disse Einstein è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio, ma chiunque ne abbia l'intenzione ...

... può trovare, anzi troverà, la libertà con l’aiuto di questa pratica.

martedì 7 novembre 2017

Voi Non Siete La Vostra Mente

Probabilmente tutti avete incontrato per la strada persone «matte» che parlano o brontolano incessantemente fra sé e sé. Be’, non è molto diverso da ciò che fate voi persone «normali», con la differenza che voi non lo fate ad alta voce. 

Questa voce commenta, opera congetture, giudica, confronta, si lamenta, esprime preferenze e avversioni, eccetera. La voce non è necessariamente pertinente alla situazione in cui vi trovate in quel momento; può rivivere il passato prossimo o remoto oppure preparare o immaginare possibili situazioni future. Qui spesso immagina cose che vanno storte o esiti negativi: è quella che chiamiamo «preoccupazione». Talvolta questa colonna sonora è accompagnata da immagini visive o «filmati mentali». Anche se la voce è pertinente alla situazione contingente, la interpreterà nei termini del passato. Questo perché la voce appartiene alla vostra mente condizionata, che è il risultato di tutta la vostra storia passata oltre che della mentalità culturale collettiva che abbiamo ereditato. Pertanto voi vedete e giudicate il presente con gli occhi del passato e ne ricavate una visione totalmente distorta. Non è insolito che la voce sia il nostro peggior nemico. Molte persone vivono con un torturatore nella testa che le attacca continuamente e le punisce sottraendo loro energia vitale. È la causa di innumerevoli sofferenze e infelicità, nonché di malattie.

La buona notizia è che potete davvero liberarvi dalla mente. È questa l’unica vera liberazione. Potete cominciare subito, ascoltando la voce nella vostra testa quanto più spesso possibile. Prestate particolare attenzione a eventuali schemi di pensiero ripetitivi, quei vecchi dischi di grammofono che ci suonano in testa forse da molti anni È questo che intendo per «osservare colui che pensa», il che è un altro modo per dire: ascoltate la voce nella testa, siate lì come presenza testimone.


Quando ascoltate questa voce, ascoltatela in maniera imparziale. Vale a dire, non date giudizi. Non giudicate o condannate ciò che sentite, perché questo vorrebbe dire che la stessa voce è rientrata dalla porta di servizio. Ve ne renderete conto presto: la voce è lì e voi siete qui ad ascoltarla, a osservarla. Questa realizzazione dell’«io sono», questo senso della propria presenza non è un pensiero, nasce al di là della mente.

Eckhart Tolle


martedì 24 ottobre 2017

Perché Non Mi Risveglio?

A. Sono anni che cerco e pratico, perché non mi risveglio?

M. Semplicemente perché non vuoi veramente risvegliarti.

A. Eppure io voglio risvegliarmi!

M. Prima di tutto devi comprendere che tu non hai un vero “Io”, ovvero un centro di gravità permanente e quindi non puoi avere una tua propria volontà. Può dire “Io” solo chi si è unificato, integrato e individualizzato. Il tuo “io”, la tua personalità, è un agglomerato di “io” diversi, un insieme di aggregati psichici, che sono spesso in contrasto ed in conflitto tra di loro. Ne consegue che è soltanto uno dei tuoi “io” che desidera il risveglio, mentre tutti gli altri preferiscono andare in altre direzioni o mantenere lo stato attuale.

A. Cosa devo fare allora?

M. Perché desideri il risveglio?

A. Perché voglio stare bene! Voglio sentirmi meglio di come mi sento ora.

M. Ti ho già detto che tu non hai un vero “Io” e quindi non puoi avere una “Tua” volontà. Puoi solo avere desideri egoici.

A. Va bene allora… Desidero stare meglio!

M. Se desideri stare bene, significa che tu ora non stai bene: stai soffrendo. La sofferenza è il sintomo che ti sei identificato con un “io” che si sente separato dal Tutto. Questo “io” è illusorio ed irreale perché è una mera credenza, ma il fatto che tu creda di essere questo “io” separato ti fa sentire mancante, piccolo ed indifeso.

Soffri a causa dell’identificazione con un illusorio “io” separato e cerchi qualcosa che ti faccia sentire meglio.

A. Quindi?

M. La tua ricerca di appagamento e felicità viene pervertita dai meccanismi e dalle identificazioni mentali: da tutti i tuoi “io” frammentati. Cerchi infatti di far cessare il senso di mancanza immergendoti nelle esperienze sensuali. Oppure, cerchi nel mondo mentale, in conoscenze, filosofie, religioni e culture.
La tua ricerca di felicità non sarà mai soddisfatta dai piaceri del mondo, perché sono impermanenti ed il tuo desiderio troverà soltanto una pace momentanea lasciando in fondo quell’amaro in bocca che ti ricorda di non aver trovato ancora la pace della completezza.

A. E allora?

M. Per far cessare la ricerca della felicità devi riconoscere che tu non sei quell’io separato che si sente mancante, piccolo e sofferente. Devi scoprire chi sei veramente.


A. E  come faccio?

M. Devi scoprire chi si nasconde dietro la tua sofferenza. Inizia a fare silenzio dentro di te. Con la giusta consapevolezza potrai vedere con chiarezza e con sufficiente energia riuscirai nell’intento.

A. Ci provo, ma non riesco! La mente continua a divagare e a trasportarmi altrove.

M. Per raggiungere il silenzio interiore devi provare e riprovare, ma devi avere una grande forza!

A. Dove trovo una tale forza?

M. Quanto desideri risvegliarti? Quando desideri il risveglio più di qualsiasi altra cosa, più della tua stessa vita allora hai la forza necessaria.
La forza è proporzionale al tuo desiderio e il tuo desiderio è proporzionale alla tua sofferenza. Più provi dolore, più desidererai stare bene e più forza sprigionerai!


Quella sofferenza fondamentale che ti spinge a cercare l’appagamento e la felicità è il segnale che sei imprigionato nell’illusione della separazione, ma se ignori o interrompi quel segnale con dei surrogati di piacere che appagano solo momentaneamente i tuoi piccoli “io”, non potrà accumularsi la forza sufficiente per vincere l’illusione del sé separato e vedere che cosa si cela dietro il dolore.


Quando inizi a portare l’attenzione a questa forza interiore che cerca la completezza, la felicità e la libertà, quando senti questa forza che è mancanza e sofferenza, allora puoi modificare la tua ricerca. Invece di cercare un appagamento effimero che spegne solo temporaneamente la sofferenza lasciandoti depotenziato, puoi accettare ed accogliere la forza della sofferenza e dirigere la tua ricerca verso il vero Essere, te stesso, attraverso il silenzio interiore.


A. Quando la sofferenza è molto grande si può arrivare anche al suicidio!

M. E’ possibile, ma è solo una via di fuga. Di fronte alla sofferenza non devi fuggire. Se hai il coraggio di abbracciare il tuo dolore e di immergerti consapevolmente in esso, ti rivelerà il suo segreto, vedrai oltre l’illusione e sarai finalmente libero! 


domenica 8 ottobre 2017

La Meditazione come Via (Terza Parte)

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La Meditazione come via (Seconda Parte)


Tutti noi siamo accomunati da un bisogno fondamentale: la felicità. Tutti noi cerchiamo la felicità, che non è altro che un bisogno di appagamento, di completezza, di totalità e di integrità.

Questo bisogno nasce dal sentirsi mancanti, limitati, piccoli, indifesi e separati dal mondo che percepiamo come esterno a noi e potenzialmente pericoloso.

Questa sensazione di separazione è alla base del nostro senso di mancanza. Sentiamo che ci manca qualcosa e, così, iniziamo a cercare un modo per spegnere questa sensazione spiacevole.

Poiché la coscienza è identificata con il corpo-mente, iniziamo a cercare di colmare la sensazione di mancanza attraverso i sensi fisici: il gusto, il tatto, la vista, l’olfatto e l’udito. Cercheremo quindi far cessare il senso di mancanza immergendoci nelle esperienze sensuali. Oppure, cercheremo nel mondo mentale, in conoscenze, filosofie, religioni e culture.

La ricerca interiore di completezza viene in tal modo pervertita dai meccanismi e dalle identificazioni mentali. Infatti, la vita ci dice chiaramente che questa nostra ricerca di felicità non sarà mai soddisfatta dai piaceri del mondo, perché sono impermanenti ed il nostro desiderio troverà soltanto una pace momentanea lasciando in fondo quell’amaro in bocca che ci ricorda ancora di non aver trovato la pace della  completezza.

Sapendo che non troverà mai la felicità e la pace che profondamente desidera, la maggioranza delle persone si lancia in una continua ricerca di piaceri momentanei, collezionando una serie di esperienze che gli dia l’impressione di colmare il senso di mancanza. Altri, invece, si lasciano sprofondare nel cinismo asfissiante di una vita priva di scopi e piaceri.

In entrambe i casi l’ego fa da padrone!

Una via d’uscita esiste ed è proprio all’origine del problema.

Tutta la nostra ricerca di felicità, appagamento, ricchezza, potere, piaceri ecc. nasce dal sentirci un essere limitato e separato: un essere mancante.

Per portare la pace, la felicità e l’armonia in noi non possiamo usare la violenza. Come sappiamo la guerra genera guerre e così non finiremo mai. Dobbiamo mettere in atto un processo di integrazione consapevole e amorevole.

La chiave per integrare questa conoscenza è sempre il silenzio interiore: la presenza, ovvero la meditazione. Non una meditazione ascetica e trascendentale, ma una meditazione attiva nel qui ed ora, nella vita di tutti i giorni.

Per portare armonia dentro di noi dobbiamo espandere il silenzio interiore in tutte le attività della nostra giornata. Per far questo ci vuole indubbiamente una grande forza! Quando chiesero a Mère dove trovare una tale forza, lei rispose: dentro di te.

La forza è quindi dentro di noi… Ma dove?

La forza è proprio in quella sofferenza esistenziale fondamentale che la mente cerca di spegnere continuamente con appagamenti futili, superficiali ed effimeri.

Dobbiamo quindi andare ad indagare questa sensazione.

Invece di cercare immediatamente di spegnere il senso di mancanza, stiamo con questo sentire.

Quella sofferenza fondamentale, quel senso di mancanza che ci spinge a cercare l’appagamento e la felicità è il segnale che noi siamo imprigionati nell’illusione della separazione. Se interrompiamo quel segnale non potremo mai scoprire cosa vuole veramente indicarci!

La sofferenza è il segnale che in noi non c'è armonia, perché ci siamo persi nell'illusione della separazione.

Quando iniziamo a portare l’attenzione a questa forza interiore che cerca la completezza e la libertà possiamo modificare la nostra ricerca. Invece di cercare una felicità effimera e temporanea nel mondo esterno, possiamo dirigere la nostra ricerca verso l’essere che noi siamo attraverso il silenzio interiore.

Chi sente la mancanza? IO!? Chi sono Io?

Questa domanda, grazie al potere del silenzio interiore, ci permette di immergerci nel Vuoto.


Gli uomini hanno paura di abbandonare le loro menti,
perché temono di precipitare nel vuoto senza potersi arrestare. 
Non sanno che il vuoto non è veramente vuoto,
perché è il regno della Via autentica.
Huang-po

Tutte le volte che sopraggiunge il senso di mancanza, l'ansia, la paura, la tristezza o qualsiasi altro segnale riusciremo a portare e riportare la nostra attenzione continuamente alla presenza, all’essere. In ogni momento e ovunque abbiamo la possibilità di ricordarci di noi stessi, di fare silenzio dentro di noi, di entrare nel vuoto e di riportarci alla consapevolezza di chi siamo veramente.

Tutto è Dharma.
Quando fate i mestieri, cercate di essere attenti;
se dovete svuotare una sputacchiera o pulire una latrina
non sentitevi come se steste facendo un favore a qualcun altro.
C'è il Dharma nello svuotamento delle sputacchiere.
Non pensate di praticare 
solo quando state seduti a gambe incrociate.
Alcuni di voi si lamentano che il tempo non basta per meditare.
Il tempo basta per respirare?
Questa sia la vostra meditazione:
Consapevolezza e naturalezza in tutto ciò che fate.

Ajahn Chah

Attraverso la meditazione continuata si realizza il processo di liberazione ed integrazione e, passo dopo passo, la nostra coscienza si sposta - lentamente, ma inesorabilmente - dalla mente di superficie al nucleo centrale: l'Essere.

mercoledì 27 settembre 2017

La Meditazione come Via (Seconda Parte)

Continua da:


Nelle tradizioni spirituali si sono sviluppate numerose tecniche per facilitare il processo della meditazione. Nello yoga classico di Patanjali, per esempio, lo yoga è suddiviso in otto parti. Le prime quattro sono preparatorie e purificatorie e sono: i precetti su cosa bisogna fare e cosa non bisogna fare, le posture e le pratiche di respirazione. Le altre quattro sono le pratiche meditative: la ritrazione dei sensi, la concentrazione, la meditazione e la contemplazione o l’enstasi.

Ci sono numerosissime pratiche di meditazione: concentrarsi sul respiro o su un punto del corpo, fissare la fiamma della candela, ascoltare o ripetere un mantra, visualizzare, pregare, invocare ecc.


Queste sono pratiche antiche, adatte ad una tipologia umana diversa, con una struttura psichica più semplice. Inoltre, la percezione del tempo era molto più lenta, perché la vita era scandita dai ritmi della natura e l’uomo era in sintonia ed armonia con essa.

Queste pratiche necessitano anche la presenza di un maestro illuminato che percepisca il fluire energetico del discepolo in quanto possono squilibrare ulteriormente il precario flusso energetico dell'uomo ordinario.

Al giorno d'oggi queste tecniche sono difficilmente attuabili perché l'essere umano è talmente disconnesso dal proprio Vero Essere e così proiettato fuori di Sé che non ha più il tempo e la voglia di dedicarcisi. Inoltre, sono molto rari i veri maestri che possono sorvegliare il processo del discepolo.

Questo non significa che non si possono utilizzare queste tecniche. E’ certamente possibile ed utile praticarle, ma non in modo estremamente intensivo.

Infatti, praticare lo yoga o alcune forme di pranayama per alcuni minuti può essere molto utile per rilasciare le tensioni e diminuire lo stress, migliorare le condizioni fisiche e calmare la mente, accedere a stati alterati di coscienza ed espandere le proprie percezioni, purificare il corpo fisico e i corpi energetici, ma questo non ha nulla a che vedere con le pratiche intensive di yoga utilizzate centinaia e migliaia di anni fa per conseguire il risveglio spirituale. Queste pratiche intensive richiedono, infatti, numerose ore di pratica giornaliera.

Per esempio alcuni anni fa si era diffusa in occidente la notizia che il kundalini yoga fosse pericoloso. Se una persona totalmente impreparata e senza alcuna guida decidesse di praticare 8 ore di kundalini yoga potrebbe avere dei grossi problemi. Il suo sistema psicofisico, infatti, non sarebbe preparato a sopportare il potenziamento del flusso energetico. 

Tuttavia, una pratica di un'ora o due al giorno, seguita da un insegnante qualificato può essere, invece, un grande strumento di crescita ed di automiglioramento.

Queste pratiche richiedono però molto tempo, costanza, dedizione ed una forte volontà.

Condizioni che l'uomo contemporaneo difficilmente possiede. Le solite giustificazioni addotte dalle persone sono infatti: non ho tempo e ho troppi impegni per dedicarmi alle pratiche spirituali.

Allora siamo destinati a vivere preda dei nostri meccanismi automatici, persi nelle fantasticherie della mente sempre immersi in un tempo virtuale ed in uno spazio immaginario?

Oppure è possibile un nuovo yoga? Uno yoga per i nostri tempi moderni e per le nostre necessità e i nostri stili di vita? Uno yoga universale che non dipenda da nessuna tradizione o cultura, religione o filosofia. Uno yoga idoneo all’uomo contemporaneo.

Un tale yoga non può certamente richiedere di isolarsi dal mondo o di dedicarsi a estenuanti e complesse pratiche ascetiche. Deve essere uno yoga che si possa praticare dovunque: a casa e in famiglia, al lavoro, in ufficio, con gli amici ed in vacanza. Queste, infatti, sono le nostre attività principali!


La pratica spirituale non è solo sedere e meditare.
La pratica consiste nel guardare, pensare, toccare, 
bere, mangiare e parlare.
Ogni azione, ogni respiro e ogni passo può essere la pratica e può aiutarci a diventare di più noi stessi.
Tich Nat Han

Quando nella prima parte vi ho chiesto: siete presenti qui ed ora? Cosa avete fatto? Niente, giusto?

Essere presenti nel qui ed ora è lo stato di presenza e significa essere nel silenzio ed aperti all’ascolto: questo è meditare.

Per essere nel qui ed ora non abbiamo bisogno di fare nulla di particolare. Non dobbiamo metterci in determinate posture o praticare complicati esercizi di respirazione, non dobbiamo visualizzare ad occhi chiusi o recitare mantra. Tutte attività che richiedono tempi e luoghi appropriati.

Essere presenti nel presente, invece, è possibile farlo ovunque: a casa, al lavoro e in vacanza.

Quando vi ho chiesto: siete presenti qui ed ora? Siete immediatamente venuti nella presenza. Qualcuno potrà obiettare che questa presenza dura solo qualche istante e che poi ci perdiamo nuovamente nella giungla dei pensieri e delle proiezioni mentali.

E’ vero. Dopo aver fatto qualche sporadica esperienza di presenza consapevole nel qui ed ora dobbiamo iniziare a estendere sempre di più tale stato. Per ottenere questo risultato dobbiamo aprirci al nostro vero essere affinché sia la forza della coscienza a fare il lavoro.

Questo significa che dobbiamo trovare il nostro centro, il nucleo fondamentale, ciò che siamo veramente.

Continua ...