mercoledì 21 marzo 2018
Risvegliarsi a Se Stessi - Seminario Intensivo
Etichette:
advaita,
atiyoga,
consapevolezza,
corso,
coscienza,
essere,
illuminazione,
interiore,
kundalini,
liberazione,
meditazione,
naturale,
non duale,
non dualità,
risveglio,
spirituale,
spiritualità,
tao,
taoista,
yoga
martedì 7 novembre 2017
Voi Non Siete La Vostra Mente
Probabilmente tutti avete incontrato per la strada
persone «matte» che parlano o brontolano incessantemente fra sé e sé. Be’, non
è molto diverso da ciò che fate voi persone «normali», con la differenza che
voi non lo fate ad alta voce.
Questa voce commenta, opera congetture, giudica,
confronta, si lamenta, esprime preferenze e avversioni, eccetera. La voce non è
necessariamente pertinente alla situazione in cui vi trovate in quel momento;
può rivivere il passato prossimo o remoto oppure preparare o immaginare
possibili situazioni future. Qui spesso immagina cose che vanno storte o esiti
negativi: è quella che chiamiamo «preoccupazione». Talvolta questa colonna
sonora è accompagnata da immagini visive o «filmati mentali». Anche se la voce
è pertinente alla situazione contingente, la interpreterà nei termini del
passato. Questo perché la voce appartiene alla vostra mente condizionata, che è
il risultato di tutta la vostra storia passata oltre che della mentalità
culturale collettiva che abbiamo ereditato. Pertanto voi vedete e giudicate il
presente con gli occhi del passato e ne ricavate una visione totalmente
distorta. Non è insolito che la voce sia il nostro peggior nemico. Molte
persone vivono con un torturatore nella testa che le attacca continuamente e le
punisce sottraendo loro energia vitale. È la causa di innumerevoli sofferenze e
infelicità, nonché di malattie.
La buona notizia è che potete davvero liberarvi dalla mente. È questa
l’unica vera liberazione. Potete cominciare subito, ascoltando la voce nella
vostra testa quanto più spesso possibile. Prestate particolare attenzione a
eventuali schemi di pensiero ripetitivi, quei vecchi dischi di grammofono che
ci suonano in testa forse da molti anni È questo che intendo per «osservare
colui che pensa», il che è un altro modo per dire: ascoltate la voce nella
testa, siate lì come presenza testimone.
Quando ascoltate questa voce, ascoltatela in maniera imparziale. Vale a
dire, non date giudizi. Non giudicate o condannate ciò che sentite, perché
questo vorrebbe dire che la stessa voce è rientrata dalla porta di servizio. Ve
ne renderete conto presto: la voce è lì e voi siete qui ad ascoltarla, a
osservarla. Questa realizzazione dell’«io sono», questo senso della propria
presenza non è un pensiero, nasce al di là della mente.
Eckhart Tolle
Etichette:
advaita,
atiyoga,
consapevolezza,
coscienza,
Eckhart,
illuminazione,
interiore,
liberazione,
meditazione,
non duale,
non dualità,
risveglio,
spiritualità,
Tolle,
yoga
martedì 24 ottobre 2017
Perché Non Mi Risveglio?
A. Sono anni che cerco e pratico, perché non
mi risveglio?
M. Semplicemente perché non vuoi veramente
risvegliarti.
A. Eppure io voglio risvegliarmi!
M. Prima di tutto devi comprendere che tu non
hai un vero “Io”, ovvero un centro di gravità permanente e quindi non puoi
avere una tua propria volontà. Può dire “Io” solo chi si è unificato, integrato
e individualizzato. Il tuo “io”, la tua personalità, è un agglomerato di “io”
diversi, un insieme di aggregati psichici, che sono spesso in contrasto ed in
conflitto tra di loro. Ne consegue che è soltanto uno dei tuoi “io” che
desidera il risveglio, mentre tutti gli altri preferiscono andare in altre
direzioni o mantenere lo stato attuale.
A. Cosa devo fare allora?
M. Perché desideri il risveglio?
A. Perché voglio stare bene! Voglio sentirmi
meglio di come mi sento ora.
M. Ti ho già detto che tu non hai un vero
“Io” e quindi non puoi avere una “Tua” volontà. Puoi solo avere desideri egoici.
A. Va bene allora… Desidero stare meglio!
M. Se desideri stare bene, significa che tu
ora non stai bene: stai soffrendo. La sofferenza è il sintomo che ti sei
identificato con un “io” che si sente separato dal Tutto. Questo “io” è
illusorio ed irreale perché è una mera credenza, ma il fatto che tu creda di
essere questo “io” separato ti fa sentire mancante, piccolo ed indifeso.
Soffri a causa dell’identificazione con un
illusorio “io” separato e cerchi qualcosa che ti faccia sentire meglio.
A. Quindi?
M. La tua ricerca di appagamento e felicità viene
pervertita dai meccanismi e dalle identificazioni mentali: da tutti i tuoi “io”
frammentati. Cerchi infatti di far cessare il senso di mancanza immergendoti
nelle esperienze sensuali. Oppure, cerchi nel mondo mentale, in conoscenze,
filosofie, religioni e culture.
La tua ricerca di felicità non sarà mai
soddisfatta dai piaceri del mondo, perché sono impermanenti ed il tuo desiderio
troverà soltanto una pace momentanea lasciando in fondo quell’amaro in bocca
che ti ricorda di non aver trovato ancora la pace della completezza.
A. E allora?
M. Per far cessare la ricerca della felicità
devi riconoscere che tu non sei quell’io separato che si sente mancante,
piccolo e sofferente. Devi scoprire chi sei veramente.
A. E
come faccio?
M. Devi scoprire chi si nasconde dietro la
tua sofferenza. Inizia a fare silenzio dentro di te. Con la giusta
consapevolezza potrai vedere con chiarezza e con sufficiente energia riuscirai
nell’intento.
A. Ci provo, ma non riesco! La mente continua
a divagare e a trasportarmi altrove.
M. Per raggiungere il silenzio interiore devi
provare e riprovare, ma devi avere una grande forza!
A. Dove trovo una tale forza?
M. Quanto desideri risvegliarti? Quando
desideri il risveglio più di qualsiasi altra cosa, più della tua stessa vita
allora hai la forza necessaria.
La forza è proporzionale al tuo desiderio e
il tuo desiderio è proporzionale alla tua sofferenza. Più provi dolore, più
desidererai stare bene e più forza sprigionerai!
Quella sofferenza fondamentale che ti spinge
a cercare l’appagamento e la felicità è il segnale che sei imprigionato
nell’illusione della separazione, ma se ignori o interrompi quel segnale con
dei surrogati di piacere che appagano solo momentaneamente i tuoi piccoli “io”,
non potrà accumularsi la forza sufficiente per vincere l’illusione del sé
separato e vedere che cosa si cela dietro il dolore.
Quando inizi a portare l’attenzione a questa
forza interiore che cerca la completezza, la felicità e la libertà, quando senti questa forza che è mancanza e sofferenza, allora puoi
modificare la tua ricerca. Invece di cercare un appagamento effimero che spegne
solo temporaneamente la sofferenza lasciandoti depotenziato, puoi accettare ed
accogliere la forza della sofferenza e dirigere la tua ricerca verso il vero
Essere, te stesso, attraverso il silenzio interiore.
A. Quando la sofferenza è molto grande si può
arrivare anche al suicidio!
M. E’ possibile, ma è solo una via di fuga. Di
fronte alla sofferenza non devi fuggire. Se hai il coraggio di abbracciare il
tuo dolore e di immergerti consapevolmente in esso, ti rivelerà il suo segreto,
vedrai oltre l’illusione e sarai finalmente libero!
Etichette:
advaita,
consapevolezza,
coscienza,
essere,
illuminazione,
interiore,
liberazione,
meditazione,
naturale,
nisargadatta,
non duale,
non dualità,
risveglio,
spirituale,
spiritualità,
yoga
domenica 8 ottobre 2017
La Meditazione come Via (Terza Parte)
Continua da:
La Meditazione come via (Seconda Parte)
Tutti noi siamo accomunati da un bisogno fondamentale: la
felicità. Tutti noi cerchiamo la felicità, che non è altro che un bisogno di
appagamento, di completezza, di totalità e di integrità.
Questo bisogno nasce dal sentirsi mancanti, limitati,
piccoli, indifesi e separati dal mondo che percepiamo come esterno a noi e
potenzialmente pericoloso.
Questa sensazione di separazione è alla base del nostro senso
di mancanza. Sentiamo che ci manca qualcosa e, così, iniziamo a cercare un modo per spegnere questa sensazione spiacevole.
Poiché la coscienza è identificata con il corpo-mente,
iniziamo a cercare di colmare la sensazione di mancanza attraverso i sensi fisici: il gusto,
il tatto, la vista, l’olfatto e l’udito. Cercheremo quindi far cessare il senso di mancanza immergendoci nelle esperienze sensuali. Oppure, cercheremo nel mondo
mentale, in conoscenze, filosofie, religioni e culture.
La ricerca interiore di completezza viene in tal modo pervertita dai
meccanismi e dalle identificazioni mentali. Infatti, la vita ci dice
chiaramente che questa nostra ricerca di felicità non sarà mai soddisfatta dai
piaceri del mondo, perché sono impermanenti ed il nostro desiderio troverà
soltanto una pace momentanea lasciando in fondo quell’amaro in bocca che ci
ricorda ancora di non aver trovato la pace della completezza.
Sapendo che non troverà mai la felicità e la pace che
profondamente desidera, la maggioranza delle persone si lancia in una continua
ricerca di piaceri momentanei, collezionando una serie di esperienze che gli
dia l’impressione di colmare il senso di mancanza. Altri, invece, si lasciano
sprofondare nel cinismo asfissiante di una vita priva di scopi e piaceri.
In entrambe i casi l’ego fa da padrone!
Una via d’uscita esiste ed è proprio all’origine del
problema.
Tutta la nostra ricerca di felicità, appagamento, ricchezza, potere,
piaceri ecc. nasce dal sentirci un essere limitato e separato: un essere mancante.
Per portare la pace, la felicità e l’armonia in noi non
possiamo usare la violenza. Come sappiamo la guerra genera guerre e così non
finiremo mai. Dobbiamo mettere in atto un processo di integrazione
consapevole e amorevole.
La chiave per integrare questa conoscenza è sempre il silenzio
interiore: la presenza, ovvero la meditazione. Non una meditazione ascetica e
trascendentale, ma una meditazione attiva nel qui ed ora, nella vita di tutti i
giorni.
Per portare armonia dentro di noi dobbiamo espandere il
silenzio interiore in tutte le attività della nostra giornata. Per far questo
ci vuole indubbiamente una grande forza! Quando chiesero a Mère dove trovare
una tale forza, lei rispose: dentro di te.
La forza è quindi dentro di noi… Ma dove?
La forza è proprio in quella sofferenza esistenziale
fondamentale che la mente cerca di spegnere continuamente con appagamenti
futili, superficiali ed effimeri.
Dobbiamo quindi andare ad indagare questa sensazione.
Invece
di cercare immediatamente di spegnere il senso di mancanza, stiamo con questo sentire.
Quella sofferenza fondamentale, quel senso di mancanza che ci
spinge a cercare l’appagamento e la felicità è il segnale che noi siamo imprigionati nell’illusione della
separazione. Se interrompiamo quel segnale non potremo mai scoprire cosa vuole veramente indicarci!
La sofferenza è il segnale che in noi non c'è armonia, perché ci siamo persi nell'illusione della separazione.
Quando iniziamo a portare l’attenzione a questa forza
interiore che cerca la completezza e la libertà possiamo modificare la nostra ricerca.
Invece di cercare una felicità effimera e temporanea nel mondo esterno, possiamo
dirigere la nostra ricerca verso l’essere che noi siamo attraverso il silenzio
interiore.
Chi sente la mancanza? IO!? Chi sono Io?
Questa domanda, grazie al potere del silenzio interiore, ci permette di immergerci nel Vuoto.
Tutte le volte che sopraggiunge il senso di mancanza, l'ansia, la paura, la tristezza o qualsiasi altro segnale riusciremo a portare e
riportare la nostra attenzione continuamente alla presenza, all’essere. In ogni
momento e ovunque abbiamo la possibilità di ricordarci di noi stessi, di fare
silenzio dentro di noi, di entrare nel vuoto e di riportarci alla consapevolezza di chi siamo
veramente.
Gli uomini hanno paura di abbandonare le loro menti,
perché temono di precipitare nel vuoto senza potersi arrestare.
Non sanno che il vuoto non è veramente vuoto,
perché è il
regno della Via autentica.
Huang-po
Tutto è Dharma.
Quando fate i
mestieri, cercate di essere attenti;
se dovete
svuotare una sputacchiera o pulire una latrina
non sentitevi
come se steste facendo un favore a qualcun altro.
C'è il Dharma
nello svuotamento delle sputacchiere.
Non pensate di
praticare
solo quando state
seduti a gambe incrociate.
Alcuni di voi si
lamentano che il tempo non basta per meditare.
Il tempo basta
per respirare?
Questa sia la
vostra meditazione:
Consapevolezza e
naturalezza in tutto ciò che fate.
Ajahn Chah
Attraverso la meditazione continuata si realizza il processo di liberazione ed integrazione e, passo dopo passo, la nostra coscienza si sposta - lentamente, ma inesorabilmente - dalla mente di superficie al nucleo centrale: l'Essere.
mercoledì 27 settembre 2017
La Meditazione come Via (Seconda Parte)
Continua da:
Nelle tradizioni spirituali si sono sviluppate numerose tecniche per facilitare
il processo della meditazione. Nello yoga classico di Patanjali, per esempio, lo yoga è suddiviso in otto parti. Le
prime quattro sono preparatorie e purificatorie e sono: i precetti su cosa
bisogna fare e cosa non bisogna fare, le posture e le pratiche di respirazione.
Le altre quattro sono le pratiche meditative: la ritrazione dei sensi, la
concentrazione, la meditazione e la contemplazione o l’enstasi.
Ci sono numerosissime pratiche di meditazione: concentrarsi
sul respiro o su un punto del corpo, fissare la fiamma della candela, ascoltare
o ripetere un mantra, visualizzare, pregare, invocare ecc.
Queste sono pratiche antiche, adatte ad una tipologia umana diversa, con una struttura psichica più semplice. Inoltre, la percezione del tempo era molto più lenta, perché la vita era scandita dai ritmi della natura e l’uomo era in sintonia ed armonia con essa.
Queste pratiche necessitano anche la presenza di un maestro illuminato che percepisca il fluire energetico del discepolo in quanto possono squilibrare ulteriormente il precario flusso energetico dell'uomo ordinario.
Al giorno d'oggi queste tecniche sono difficilmente attuabili perché l'essere umano è talmente disconnesso dal proprio Vero Essere e così proiettato fuori di Sé che non ha più il tempo e la voglia di dedicarcisi. Inoltre, sono molto rari i veri maestri che possono sorvegliare il processo del discepolo.
Questo non significa che non si possono utilizzare queste tecniche. E’ certamente possibile ed utile praticarle, ma non in modo estremamente intensivo.
Infatti, praticare lo yoga o alcune forme di pranayama per alcuni minuti può essere molto utile per rilasciare le tensioni e diminuire lo stress, migliorare le condizioni fisiche e calmare la mente, accedere a stati alterati di coscienza ed espandere le proprie percezioni, purificare il corpo fisico e i corpi energetici, ma questo non ha nulla a che vedere con le pratiche intensive di yoga utilizzate centinaia e migliaia di anni fa per conseguire il risveglio spirituale. Queste pratiche intensive richiedono, infatti, numerose ore di pratica giornaliera.
Infatti, praticare lo yoga o alcune forme di pranayama per alcuni minuti può essere molto utile per rilasciare le tensioni e diminuire lo stress, migliorare le condizioni fisiche e calmare la mente, accedere a stati alterati di coscienza ed espandere le proprie percezioni, purificare il corpo fisico e i corpi energetici, ma questo non ha nulla a che vedere con le pratiche intensive di yoga utilizzate centinaia e migliaia di anni fa per conseguire il risveglio spirituale. Queste pratiche intensive richiedono, infatti, numerose ore di pratica giornaliera.
Per esempio alcuni anni fa si era diffusa in occidente la notizia che il kundalini yoga fosse pericoloso. Se una persona totalmente impreparata e senza alcuna guida decidesse di praticare 8 ore di kundalini yoga potrebbe avere dei grossi problemi. Il suo sistema psicofisico, infatti, non sarebbe preparato a sopportare il potenziamento del flusso energetico.
Tuttavia, una pratica di un'ora o due al giorno, seguita da un insegnante qualificato può essere, invece, un grande strumento di crescita ed di automiglioramento.
Queste pratiche
richiedono però molto tempo, costanza, dedizione ed una forte volontà.
Condizioni che l'uomo contemporaneo difficilmente possiede. Le solite giustificazioni addotte dalle persone sono infatti: non ho tempo e ho troppi impegni per dedicarmi alle pratiche spirituali.
Allora siamo destinati a vivere preda dei nostri meccanismi automatici, persi nelle fantasticherie della mente sempre immersi in un tempo virtuale ed in uno spazio immaginario?
Allora siamo destinati a vivere preda dei nostri meccanismi automatici, persi nelle fantasticherie della mente sempre immersi in un tempo virtuale ed in uno spazio immaginario?
Oppure è possibile un nuovo yoga? Uno yoga per i nostri tempi
moderni e per le nostre necessità e i nostri stili di vita? Uno yoga universale
che non dipenda da nessuna tradizione o cultura, religione o filosofia. Uno
yoga idoneo all’uomo contemporaneo.
Un tale yoga non può certamente richiedere di isolarsi dal
mondo o di dedicarsi a estenuanti e complesse pratiche ascetiche. Deve essere
uno yoga che si possa praticare dovunque: a casa e in famiglia, al lavoro, in
ufficio, con gli amici ed in vacanza. Queste, infatti, sono le nostre attività
principali!
La pratica spirituale non è solo sedere e meditare.
La pratica consiste nel guardare, pensare, toccare,
bere, mangiare e parlare.
Ogni azione, ogni respiro e ogni passo può essere la pratica e può aiutarci a diventare di più noi stessi.
Tich Nat Han
Quando nella prima parte vi ho chiesto: siete presenti qui ed ora? Cosa avete
fatto? Niente, giusto?
Essere presenti nel qui ed ora è lo stato di presenza e significa essere nel silenzio ed aperti all’ascolto: questo è meditare.
Per essere
nel qui ed ora non abbiamo bisogno di fare nulla di particolare. Non dobbiamo
metterci in determinate posture o praticare complicati esercizi di
respirazione, non dobbiamo visualizzare ad occhi chiusi o recitare mantra.
Tutte attività che richiedono tempi e luoghi appropriati.
Essere presenti nel presente, invece, è possibile farlo ovunque: a casa, al lavoro e in vacanza.
Essere presenti nel presente, invece, è possibile farlo ovunque: a casa, al lavoro e in vacanza.
Quando vi ho chiesto: siete presenti qui ed ora? Siete
immediatamente venuti nella presenza. Qualcuno potrà obiettare che questa
presenza dura solo qualche istante e che poi ci perdiamo nuovamente nella
giungla dei pensieri e delle proiezioni mentali.
E’ vero. Dopo aver fatto qualche sporadica esperienza di presenza
consapevole nel qui ed ora dobbiamo iniziare a estendere sempre di più tale
stato. Per ottenere questo risultato dobbiamo aprirci al nostro vero essere
affinché sia la forza della coscienza a fare il lavoro.
Questo significa che dobbiamo trovare il nostro centro, il
nucleo fondamentale, ciò che siamo veramente.
Continua ...
Etichette:
advaita,
aosta,
atiyoga,
cammino,
centro,
coscienza,
essere,
illuminazione,
interiore,
jnana,
liberazione,
meditazione,
naturale,
nisargadatta,
non duale,
non dualità,
risveglio,
spiritualità,
yoga
venerdì 8 settembre 2017
Incontri di Yoga dell'Essere
In questi primi tre incontri lavoreremo sul
Risveglio dal sonno dell'identificazione con la macchina psicofisica, sul
Riconoscimento della propria Vera Natura e sul Ricordo di Sé.
Il primo passo verso la realizzazione dell'Essere
consiste nell'interrompere l’identificazione con la struttura corpo-mente.
Tutti credono di essere il proprio corpo e la propria mente: la struttura
fisica da un lato e i pensieri, credenze, opinioni, convinzioni ecc. dall’altro.
Questa identificazione è una vera e propria
illusione creata da un’ipnosi collettiva che avviene nell’infanzia e che
costringe ogni bambino a separarsi apparentemente dall’Essere tutt’uno con la
Vita e ad autolimitarsi identificandosi solo con alcuni oggetti della sua
esperienza: le sensazioni fisiche chiamate “corpo” e i pensieri chiamati
“mente”.
Il riconoscimento della
propria Vera Natura come Essere, Coscienza e Pace è il sostrato che
pervade tutta l’esistenza. Riconosciamo che noi siamo il Tutto da cui non ci
siamo mai veramente separati e che siamo al di là dello spazio-tempo, siamo
Eterni ed Infiniti. La separazione è solo un’illusione.
Infine, è necessario ricordarsi
costantemente di Sé. L’autoricordo risveglia letteralmente la macchina
psicofisica permeandola di consapevolezza e, col tempo, permette di arrivare ad
identificarci pienamente con il Tutto e manifestarci per ciò che siamo
veramente: L’Essere.
Questi incontri sono fondamentalmente pratici, infatti anche i dialoghi e le conversazioni rappresentano una
modalità per comprendere e sperimentare la nostra natura essenziale.
Praticheremo
sequenze di Kundalini Yoga, Tao Yoga, Qi Gong, Meditazioni Guidate e Silenziose, Esercizi di Presenza
e Pratiche di Consapevolezza.
Andremo a bilanciare le energie interne, armonizzare e quietare la mente.
Infine, porteremo le conoscenze acquisite nella
realtà quotidiana, perché sapere chi siamo significa esserlo e quindi
manifestarlo. La vera conoscenza non è semplicemente un sapere teorico, essa ha un impatto
concreto in tutti gli aspetti dell’Essere: mente, corpo e mondo.
E' possibile partecipare anche a singole giornate.
E' possibile partecipare anche a singole giornate.
Per informazioni e iscrizioni
Massimiliano 3395422290
sabato 2 settembre 2017
La Meditazione come Via (prima parte)
Se vi chiedo: siete presenti qui ed ora? Tutti voi
risponderete "si" ...
Siamo d’accordo?
Siamo d’accordo?
Cosa abbiamo fatto per essere presenti qui ed ora? Abbiamo
fatto qualcosa? No, non abbiamo fatto nulla.
Quando vi ho posto la domanda voi vi siete fermati un attimo,
vi siete osservati e poi avete risposto "si".
In realtà abbiamo fatto qualcosa: abbiamo smesso di fare
altro, siamo entrati nel non fare e ci siamo accorti di essere. Quello che si è
creato è un momento di silenzio nel quale ci siamo osservati, sentiti,
ascoltati e poi abbiamo risposto.
Anche prima di ascoltare la domanda e di rispondere "si", noi
eravamo, ma non sapevamo di esserci. Eccoci arrivati ad una prima importante
comprensione: è possibile essere senza sapere di esserci e questa è la nostra
condizione abituale. Viviamo senza sapere di essere: non siamo consapevoli di
noi stessi, non sappiamo nemmeno chi o cosa siamo, ma crediamo di saperlo!
Allora possiamo chiederci: cos’è che facciamo di solito che
ci impedisce di sapere di esserci?
Se ci osserviamo qualche istante noteremo che la nostra attenzione è normalmente catturata dagli stati
mentali che ci spostano in un tempo psicologico virtuale ed in uno spazio
psicologico virtuale. Di solito viviamo in uno stato di distrazione.
Rimuginiamo sovente sul passato, pensando a esperienze o
ricordi, attaccamenti o rimpianti e ci spostiamo virtualmente nel passato. Allo
stesso modo quando pensiamo al futuro con aspettative o desideri, paure o
inquietudini ci spostiamo in un futuro virtuale.
Quando ci spostiamo nel tempo psicologico non siamo più nel
presente e non sappiamo di esserci.
Esiste anche lo spazio psicologico. Quando per esempio fantastichiamo di essere altrove e ci perdiamo in sogni ad occhi aperti o quando affrontiamo la
realtà attraverso i meccanismi automatici di comportamento appresi, stiamo
reagendo alla situazione meccanicamente e non siamo veramente qui.
Questa è un’altra comprensione importante: Quando non
sappiamo di esserci, non siamo nel qui ed ora, ma ci siamo spostati in un tempo
o in uno spazio psicologici virtuali.
Essere in un tempo o in uno spazio psicologico virtuale
significa essere in una realtà mentale che non esiste realmente ma solo
virtualmente.
Inoltre, quando siamo in questa realtà mentale significa che non
siamo nel silenzio interiore, perché stiamo intrattenendo un dialogo con noi stessi.
Eppure quando vi ho chiesto all’inizio: siete presenti qui ed
ora? Tutti noi abbiamo concordato nel rispondere "si". Anche se un secondo
prima eravamo persi nei nostri pensieri o in fantasticherie è bastato porsi
questa domanda per venire immediatamente qui ed ora!
La meditazione è proprio essere nel qui ed ora, vivere il qui
ed ora. Ma, come abbiamo scoperto, per essere nel presente dobbiamo essere uno
stato di silenzio interiore.
Arriviamo quindi ad un’altra scoperta importante: per essere
nel qui ed ora, per vivere veramente il presente, per esserci dobbiamo essere in uno stato
di silenzio interiore. Se non siamo in silenzio interiormente non siamo
veramente qui ed ora e non "siamo" veramente! Siamo totalmente identificati con i pensieri, siamo meccanici e addormentati.
Senza silenzio interiore non solo non può esserci meditazione, ma non può esserci nemmeno consapevolezza e senza consapevolezza c'è solo uno stato di oblio incosciente, una vita meccanica ed un destino ineluttabile.
Quando non siamo consapevoli noi non ci siamo veramente! C'è solo un personaggio, un burattino manovrato dai fili dei condizionamenti genetici ed ambientali, fisici e mentali. In questo caso possiamo dire che la consapevolezza è stata spodestata dalla personalità di facciata e resa succube ed impotente.
La meditazione è una Via di Risveglio e Liberazione ed il primo passo nel cammino della meditazione è raggiungere il silenzio interiore, ovvero sospendere quel dialogo interiore che intratteniamo continuamente con noi stessi.
La meditazione vi aiuterà a trovare i vostri legami, ad allentarli, scioglierli e gettare i vostri ormeggi.
Quando non siete più attaccati a nulla, avete fatto la vostra parte.
Il resto sarà fatto per voi.
Il resto sarà fatto per voi.
Nisargadatta Maharaj
Fine Prima parte
Etichette:
advaita,
consapevolezza,
coscienza,
essere,
illuminazione,
interiore,
jnana,
liberazione,
maharaj,
nisargadatta,
non duale,
non dualità,
risveglio,
spiritualità,
yoga
Iscriviti a:
Post (Atom)












