lunedì 8 maggio 2017

Ritiro di Yoga e Meditazione: Alla Sorgente dell'Essere


Lo scopo ultimo dello Yoga è quello di diventare consapevoli di ciò che siamo veramente: il divino, l’Essere.
Lo Yoga dell’Essere è una via semplice perché, eliminando tutti i fronzoli, gli orpelli e gli ornamenti superflui, trasmette un messaggio sobrio ed essenziale.
E’ una via diretta perché tratta dell’identificazione con la Realtà Ultima, il Tutto.
Infine, è una via integrale perché sintetizza al suo interno le principali correnti dello yoga: jnana yoga, bhakti yoga, karma yoga, kundalini yoga e tantra yoga.
Il primo passo verso la realizzazione dell’Essere consiste nell’interrompere l’identificazione con la struttura corpo-mente. Infatti, tutti credono di essere il proprio corpo e la propria mente: la struttura fisica da un lato e i pensieri, credenze, opinioni, convinzioni dall’altro.
Attraverso l’autoindagine iniziamo a chiederci: Chi sono? Se non sono le sensazioni fisiche del corpo e non sono i pensieri della mente, chi sono?
Il riconoscimento della propria Vera Natura come Essere, Coscienza e Pace è il sostrato che pervade tutta l’esistenza. Riconosciamo che noi siamo il Tutto e che non ci siamo mai veramente separati dalla Sorgente e che siamo al di là dello spazio-tempo, siamo Eterni ed Infiniti. La separazione, infatti, è solo un’illusione.
Una volta arrivati a questa conoscenza è necessario realizzarla, ovvero farla diventare Reale nella vita quotidiana.
Per tale motivo è necessario ricordarsi costantemente di Sé. L’autoricordo risveglia letteralmente la macchina psicofisica permeandola di consapevolezza e, col tempo, permette di arrivare ad identificarci pienamente con il Tutto e manifestarci per ciò che siamo veramente: L’Essere.

Programma

Inizio seminario Venerdì 26 alle 18.30
Sabato 27 e Domenica 28 tutto il giorno.
Fine seminario Domenica alle 18.30

Questo seminario è fondamentalmente pratico. Anche i dialoghi e le conversazioni rappresentano una modalità per comprendere e sperimentare la nostra natura essenziale.
Praticheremo sequenze di yoga, kriya, meditazioni guidate e silenziose, esercizi di presenza e pratiche di consapevolezza.
Questo ritiro mira a bilanciare le energie interne, armonizzare e quietare la mente. Inoltre, vuole risvegliare la coscienza dall’ipnosi dell’identificazione con i condizionamenti relativi al corpo-mente ed aprire all’indagine interiore sulla nostra vera natura. Infine, intende portare le conoscenze acquisite nella realtà quotidiana, perché sapere chi siamo significa esserlo e quindi manifestarlo. La vera conoscenza non è semplicemente teorica, ma ha un impatto concreto in tutti gli aspetti dell’Essere: mente, corpo e mondo.

Cosa portare

Materassino, coperta, cuscino da meditazione, lenzuola o sacco a pelo, asciugamani.
Info & Iscrizioni

Sivia Fusinaz +39 333 788 5235

giovedì 20 aprile 2017

La Liberazione Naturale Tramite la Nuda Visione (Sesta Parte)

L’INTRODUZIONE ALLA CONSAPEVOLEZZA*
*(La traduzione del testo è tratta dal volume Consapevolezza, Rigpa
ad opera di Giuseppe Baroetto, ed. Psiche, Torino, 1997.)

La liberazione naturale tramite la nuda visione.
(Sesta Parte)


Ecco l’insegnamento della consumazione definitiva.

Benché innumerevoli siano i modi di vedere contrastanti, nella consapevolezza di sé, nel sentire spontaneo della vera natura della coscienza, non c’è dualità di osservatore e osservato.

Non si abbia un punto di vista, [piuttosto] si ricerchi l’osservatore: quando, cercando proprio colui che osserva, non lo si trova, allora si è consumato il punto di vista; proprio qui si raggiunge anche la fine del modo di vedere.

Non c’è alcun punto di vista da cui osservare; però, senza cadere nell’indifferenza nichilista, il limpido sentire sé nell’ attimo presente è il modo di vedere della grande completezza. Qui non c’è la dualità di comprensione e incomprensione.

Benché innumerevoli siano le meditazioni contrastanti, nell’onnipresente sentire ordinario della consapevolezza di sé non c’è dualità di meditazione e meditante.

Non si mediti, [piuttosto] si ricerchi colui che medita: quando, cercando proprio il meditante, non lo si trova, allora si è consumata la meditazione; proprio qui si raggiunge anche la fine della meditazione.

Non c’è alcuna meditazione da fare; però, senza lasciarsi dominare dalle varie forme di torpore e agitazione, il chiaro sentire inalterato dell’attimo presente è la contemplazione dello stato equanime e non artefatto. Qui non c’è dualità di quiete e non quiete.

Benché innumerevoli siano le condotte contrastanti, nell’unico punto del sentire consapevole di sé non c’è dualità di condotta e colui che la applica.

Non si applichi una condotta, [piuttosto] si ricerchi colui che la applica: quando, cercando proprio colui che la applica, non lo si trova, allora si è consumata la condotta; proprio qui si raggiunge anche la fine della condotta.

Non c’è nessuna condotta da applicare; però, senza lasciarsi condizionare dall’illusione delle inclinazioni latenti, il sentire dell’ attimo presente, inalterato e risplendente di luce propria, in cui non c’è qualcosa da correggere, modificare, ottenere o abbandonare, è proprio la condotta assolutamente pura. Qui non c’è dualità di puro e impuro.

Benché innumerevoli siano le mete contrastanti, nella vera natura della coscienza consapevole di sé i tre corpi [dei Buddha] sono una realizzazione innata. Qui non c’è dualità di realizzazione e realizzatore.

Non si cerchi di realizzare la meta, [piuttosto] si ricerchi colui che la realizza: quando, cercando proprio il realizzatore, non lo si trova, allora si è consumata la meta; proprio qui si raggiunge anche la meta finale.

Non c’è alcuna meta da realizzare; però, senza lasciarsi condizionare dal rifiuto e dall’ottenimento, dalla speranza e dal timore, si comprende che il sentire autoluminoso dell’attimo presente è la realizzazione innata, perché lì, in sé stessi, i tre corpi sono pienamente manifesti: proprio questa è la meta dell’illuminazione originaria.


La domanda "chi sono?" non è veramente intesa
per ottenere una risposta,
la domanda "chi sono?" serve per dissolvere colui che la pone.

Ramana Maharshi


giovedì 13 aprile 2017

La Liberazione Naturale Tramite la Nuda Visione (Quinta Parte)

L’INTRODUZIONE ALLA CONSAPEVOLEZZA*
*(La traduzione del testo è tratta dal volume Consapevolezza, Rigpa
ad opera di Giuseppe Baroetto, ed. Psiche, Torino, 1997.)

La liberazione naturale tramite la nuda visione.
(Quinta Parte)


Si contempli più volte, si contempli la propria coscienza.

Osservando all’esterno, là nello spazio celeste, c’è forse un luogo verso cui la coscienza si muove?

Osservando all’interno, qui nella propria coscienza, c’è forse qualcuno che si muove col pensiero?

La propria coscienza è una limpidezza priva di movimenti.

La chiara luce della consapevolezza di sé è vuota, [perciò] è il corpo della realtà: come il sole che sorge nel cielo privo di nubi e terso, essa conosce ogni cosa in modo chiaro, ma senza alcun concetto. Gran differenza passa tra il comprenderla e il non comprenderla.

Incredibile! Questa chiara luce, non nata sin dal principio e naturale, è la consapevolezza, il giovane bimbo senza padre né madre. Non prodotta da nessuno, è il sentire spontaneo. Senza aver sperimentato la nascita, non ha da morire.


Incredibile! Benché risplenda direttamente, non c’è l’osservatore. Benché si vaghi nella trasmigrazione, essa non diventa una cosa cattiva. Benché si ottenga l’illuminazione, essa non diventa una cosa buona.

Incredibile! Benché esista dappertutto, non la si comprende. [Sebbene sia] la meta, la si tralascia sperando in un’ altra. Benché sia noi stessi, la si ricerca altrove.



giovedì 6 aprile 2017

La Liberazione Naturale Tramite la Nuda Visione (Quarta Parte)


L’INTRODUZIONE ALLA CONSAPEVOLEZZA*
*(La traduzione del testo è tratta dal volume Consapevolezza, Rigpa
ad opera di Giuseppe Baroetto, ed. Psiche, Torino, 1997.)

La liberazione naturale tramite la nuda visione.
(Quarta Parte)


La vera natura della coscienza è certamente vuota e priva di un fondamento: essa è vuota e indeterminabile come lo spazio. Si contempli la propria coscienza per capire se è veramente così.

Questo non è il vuoto della visione nichilista o agnostica, infatti il sentire spontaneo risplende certamente sin dal principio: è come il cuore del sole che sorge da sé e risplende di luce propria. Si contempli la propria coscienza per capire se è veramente così.

Certamente la consapevolezza è sin dal principio incessante: è come la corrente principale di un fiume che scorre continuamente. Si contempli la propria coscienza per capire se è veramente così.

Le fluttuazioni mentali non possono certamente essere afferrate: sono un movimento privo di concretezza come la brezza nello spazio. Si contempli la propria coscienza per capire se è veramente così.

Tutti i fenomeni, quali che siano, sono certamente una propria manifestazione: ciò che appare è come il riflesso di sé in uno specchio. Si contempli la propria coscienza per capire se è veramente così.

Certamente tutte le immagini [mentali] si dissolvono spontaneamente: sorgono da sé e si dissolvono da sé, come le nuvole nello spazio. Si contempli la propria coscienza per capire se è veramente così.

venerdì 31 marzo 2017

I Programmi Senzienti: I Nostri Carcerieri


Questo video è tratto dal celebre film Matrix.

La nostra struttura psicofisica è composta da due programmazioni fondamentali: una programmazione genetica (endogena) ed una programmazione ambientale (esogena).

Dai condizionamenti socio-culturali esterni noi assimiliamo una miriade di informazioni, conoscenze, credenze, opinioni, abitudini ecc. che sono dei veri e propri programmi che influenzano, alterano e modificano la programmazione genetica.

Cos’è un programma senziente? Potremmo chiamarlo “Virus”. Il virus è un’informazione, un programma che tende a riprodurre se stesso cibandosi dell’energia del soggetto e a moltiplicarsi a dismisura fino alla morte del soggetto stesso.

I programmi che riceviamo dal mondo esterno sono delle vere e proprie entità energetiche che, come i virus, si nutrono della nostra energia vitale, ovvero si nutrono di noi stessi, e tendono a riprodursi e moltiplicarsi fino alla nostra morte.

Nella tradizione esoterica occidentale si parla di “forme pensiero” per indicare queste entità energetiche, mentre nello sciamanesimo tolteco si definiscono parassiti e nelle tradizioni religiose vengono chiamati demoni.


Se tutto è energia allora anche il pensiero è energia ed in quanto tale è vivo quanto una creatura energetica densa e materiale come noi. Il pensiero è una creatura vivente che, come ogni essere senziente, si nutre di energia per sopravvivere e si riproduce. Per questo motivo dovremmo fare molta attenzione a quali pensieri nutriamo.

Noi crediamo di pensare liberamente, ma se fosse così potremmo smettere di pensare in qualsiasi momento.

La semplice evidenza di non essere in grado di smettere di pensare deve condurci a riconoscere che noi non pensiamo: siamo pensati!

Noi non pensiamo: siamo pensati!

Cosa significa?

Significa che la maggior parte dei pensieri che abbiamo non sono nostri, ma provengono dalla programmazione socio-culturale e si alimentano della nostra energia vitale.

Nel mondo fantascientifico di Matrix gli esseri umani non nascono, ma vengono allevati per nutrire le macchine.

Ebbene, come noi coltiviamo gli ortaggi e alleviamo gli animali per nutrircene, allo stesso modo noi siamo coltivati da queste entità energetiche che si nutrono della nostra energia vitale: la consapevolezza. Ci lasciano soltanto un minimo di energia per sopravvivere.

Il nostro ego è il pensiero centrale, il fulcro attraverso cui queste entità energetiche si nutrono. L'ego, ovvero il pensiero autoreferenziale, è il cavallo di Troia attraverso il quale invadono la nostra mente. Tutte le manifestazioni egoiche come l’avidità, il desiderio, la codardia, la paura, il dubbio, l’aggressività, la violenza, le emozioni forti e tutti gli eccessi, l’importanza personale, l’autocompiacimento ed anche l’autocommiserazione sono il loro tipo di energia preferita.

Questi pensieri condizionanti sono i nostri carcerieri
 ed i nostri carnefici.

Come viene chiaramente detto nel film Matrix, essi detengono tutte le chiavi, sono i guardiani e sono ovunque, in ogni persona. Per questo motivo Morpheus dice a Neo che "se non sei uno di noi, sei uno di loro".

Chi è ancora identificato con il proprio ego è schiavo del sistema e farà di tutto per difenderlo. Infatti, i programmi inseriti dal sistema socio-culturale sono come gli agenti di Matrix. Nel momento in cui qualcuno inizia a mettere in discussione queste informazioni e dimostra di volersene liberare, questi programmi si attivano sia in lui che nelle persone che lo circondano e faranno di tutto per impedirgli di uscire  dal sistema.

Chi è totalmente identificato con il pensiero non può essere scollegato immediatamente perché la sua struttura psichica oppone resistenza e potrebbe subire dei danni se fosse forzata.

Per coloro che invece sentono un richiamo verso la ricerca interiore, che percepiscono che c’è qualcosa che non va nel mondo ed intuiscono che c’è molto di più allora è possibile iniziare un cammino graduale di risveglio.

E' necessario intraprendere una disciplina e condurre una vita sobria per deprivare di energia queste entità.

Don Juan: Non c'è nulla che tu ed io possiamo fare se non esercitare l'autodisciplina fino a renderci inaccessibili. Ma pensi forse di poter convincere i tuoi simili ad affrontare tali rigori? Si metterebbero a ridere e si farebbero beffe di te e i più aggressivi ti picchierebbero a morte.

Carlos Casteneda
Il Lato Attivo dell'Infinito

A tale scopo è di fondamentale importanza interrompere il dialogo interiore. Infatti, il dialogo che intratteniamo continuamente con noi stessi nutre costantemente queste entità energetiche.

Se vogliamo liberarcene dobbiamo smettere di nutrirle.

Il silenzio interiore, pura consapevolezza non concettuale, è il nostro rifugio e la nostra àncora di salvezza. All’inizio saranno solo brevi momenti, ma perseverando si arresterà il dialogo interiore e scomparirà anche l’illusione egoica di essere un individuo separato.


Una volta raggiunto il silenzio interiore,
tutto diventa possibile.

Carlos Castaneda
Il Fuoco dal Profondo

giovedì 23 marzo 2017

La Liberazione Naturale Tramite la Nuda Visione (Terza Parte)

L’INTRODUZIONE ALLA CONSAPEVOLEZZA*
*(La traduzione del testo è tratta dal volume Consapevolezza, Rigpa
ad opera di Giuseppe Baroetto, ed. Psiche, Torino, 1997.)

La liberazione naturale tramite la nuda visione.
(Terza Parte)

Ecco l’introduzione che è il modo definitivo di indicare questa stessa [consapevolezza].
Essa è proprio il sentire sé nell’attimo presente; è proprio questo stato inalterato e autorisplendente. Allora perché dite di non comprendere la vera natura della coscienza?
Qui non c’è nulla da meditare. Allora perché dite che pur meditando non appare?
E’ proprio questa consapevolezza immediata. Allora perché dite di non trovare la vostra coscienza?
E’ proprio questa incessante chiara consapevolezza. Allora perché dite di non vedere il volto della coscienza?
E’ proprio colui che pensa. Allora perché dite che pur cercandola non la si trova?
Qui non c’è nulla da fare. Allora perché dite che pur facendo [la pratica] non appare?
E’ sufficiente rimanere nel proprio stato senza modificarlo. Allora perché dite di non potervi restare?
E’ sufficiente rimanere come si è, senza fare alcunché. Allora perché dite di non averne la forza?
Vuoto, chiarezza e consapevolezza sono inseparabili e spontaneamente presenti. Allora perché dite che pur impegnandosi non ci si realizza?
Sorgendo spontaneamente, senza cause e condizioni, esiste spontaneamente. Allora perché dite che non si riesce (a realizzarla) pur sforzandosi?
I pensieri sorgono e si dissolvono contemporaneamente. Allora perché dite che non si è in grado di liberarsi adottando gli antidoti?
E’ proprio questo sentire dell’attimo presente. Allora perché dite che è inconoscibile?

Se io ti chiedessi: “sei consapevole?”
Probabilmente faresti una breve pausa e poi risponderesti: “Si!”
Come hai fatto a rispondere? Dove hai trovato la risposta?



Questa seconda introduzione alla consapevolezza indica nel semplice sentire se stessi la vera natura della coscienza. La nostra vera natura è estremamente chiara e semplice ed è presente in tutte le circostanze della vita, ma risulta oscurata dalla distrazione, dai condizionamenti e dalle proiezioni mentali.

Il semplice sentire se stessi nell’attimo presente viene ignorato e trascurato poiché l’attenzione viene posta unicamente sugli oggetti della coscienza.

Le espressioni della coscienza sono senza limiti;
se entri nelle espressioni sarai perduto.
Abbandonati e sii uno con la tua coscienza,
e la tua coscienza ti mostrerà il processo
attraverso il quale può essere dissolta.

Nisargadatta Maharaj

La nuda coscienza è come uno specchio nel quale si riflettono indifferentemente tutte le immagini e le esperienze. Infatti, è nella sua natura accogliere ed accettare sia l’illusione della trasmigrazione, sia il risveglio della liberazione.

La maggior parte delle persone, però, vivono nell’illusione della distrazione, totalmente identificate con gli oggetti della coscienza come pensieri, sensazioni e percezioni e non si rendono conto del semplice ed immediato sentire sé, che è il substrato all’interno del quale tutto si manifesta.

Ciò che il maestro Padmasamhava vuole indicarci con queste parole è che per riportarci alla consapevolezza di sé non è necessario meditare 20 anni in un monastero o cercare fuori di sé, in qualche luogo lontano nel tempo e nello spazio, ma è sufficiente rimanere nel proprio stato naturale qui ed ora, senza modificarlo e senza fare alcunché. Paradossalmente, la cessazione di ogni attività dovrebbe essere la cosa più semplice, eppure ci risulta quasi impossibile.


Se impariamo a rilassarci profondamente iniziamo a smettere di portare l’attenzione verso gli oggetti della coscienza; allora si può manifestare il nostro stato naturale eternamente presente:

vuoto, chiarezza e consapevolezza. 

Ciò che noi siamo veramente.