Come
siamo caduti nell’illusione della separazione? Perché crediamo di essere degli
individui separati?
La presenza
osservante è sempre a monte di ogni osservazione ed è, ovviamente,
inconoscibile; eppure la sua presenza è innegabile ed evidente per il fatto
stesso di essere coscienti.
La coscienza viene
persino prima dei pensieri. Questi per essere conosciuti devono manifestarsi
all’interno del campo della coscienza, la quale conosce i pensieri della mente
e le sensazioni del corpo, perché appaiono nella coscienza, sono contenuti
della coscienza, mentre la coscienza è il soggetto, l’osservatore.
La
mente, però, non potendo afferrare il campo illimitato ed indefinibile della
coscienza, traduce la pura sensazione di esistere, la consapevolezza di esserci
nel pensiero “io”.
Quando
la mente pensa il concetto “io”, chi conosce questo pensiero? E’ l’io reale,
che in quanto coscienza è sempre a monte del pensiero “io” come di ogni altro
pensiero.
Tuttavia,
il pensiero “io” a causa della sua autoreferenzialità cattura tutta
l’attenzione della coscienza, che viene come ipnotizzata e risucchiata al suo
interno!
Il
pensiero “io ” viene scambiato per la vera presenza consapevole a causa
dell’identificazione della coscienza.
Questo
processo crea l’illusione che la coscienza sia dentro la mente, la quale si
trova dentro un corpo, mentre, in realtà, sono i pensieri della mente e le
sensazioni del corpo a trovarsi nella coscienza.
Questo
inscatolamento della coscienza dentro l’apparato psicofisico crea anche
l’illusione di un soggetto osservante contrapposto ad un oggetto osservato.
Tale
contrapposizione, però, è totalmente fittizia perché ciò che esiste veramente è
la coscienza al cui interno appaiono non solo i pensieri della mente e le
sensazioni del corpo, ma anche tutte le percezioni del mondo.
Quando un tutto unico
osserva se stesso, non può che dividersi in una parte che osserva ed in una
parte osservata.
In
questo processo si crea un’apparente scissione tra l’osservatore e l’osservato.
L’universo non può vedere se stesso come oggetto senza dividersi!
Per
esempio, il nostro corpo fisico è un tutto unico nel quale non vi è
separazione. Però, quando guardiamo la nostra mano, si crea la sensazione che
ci sia un osservatore dietro gli occhi, il soggetto, che guarda la mano,
l’oggetto. Inoltre, siamo indotti a credere che il soggetto dietro agli occhi,
sia separato dall’oggetto. In realtà il nostro corpo è un tutto unico e tra
l’osservatore che guarda e la mano non c’è separazione.
Osservatore ed
osservato sono due nomi dati ad un unico processo: l’osservazione.
La scienza,
attraverso la fisica quantistica, ha confermato ciò che le antiche tradizioni
orientali ed esoteriche hanno detto da sempre: tra il soggetto e l’oggetto, la
coscienza ed il mondo non vi è separazione.
L’osservatore,
infatti, non è una presenza distaccata che si limita a conoscere il mondo, ma
partecipa e modifica l’ambiente con il suo stesso atto di osservare. Il
soggetto e l’oggetto sono fondamentalmente interdipendenti.
Tuttavia, ogni volta che l'universo si divide in soggetto ed oggetto, qualcosa deve sfuggire perché il tutto non può vedere se stesso mentre osserva.
Tuttavia, ogni volta che l'universo si divide in soggetto ed oggetto, qualcosa deve sfuggire perché il tutto non può vedere se stesso mentre osserva.
Soggetto ed oggetto sono una cosa sola. Non è possibile dire che la barriera tra loro sia stata abbattuta in seguito alle recenti scoperte della fisica, perché tale barriera non è mai esistita.
E. Schroedinger
L’Universo è un
tutt’uno che la mente può separare in parti solo astrattamente.
Così siamo caduti
nell’illusione di essere degli individui separati. La mente attraverso la sua
modalità di conoscenza simbolica ha creato due mondi a partire da uno. La mente
ha diviso e separato la realtà creando una mappa concettuale e, scambiandola per
la realtà, ha iniziato a vivere all’interno delle sue rappresentazioni. La
mappa, però, non è il territorio!
Ci siamo persi
all’interno dei nostri concetti.
Il concetto “io”, se
da un lato ha una funzione simbolica nella nostra sintassi, dall’altro crea
l’illusione che ci sia veramente un “io” separato da tutto il resto. Questa è
l’essenza del dualismo.
La
mente attraverso il pensiero concettuale traccia un’immaginaria linea di confine
in un universo unitario, che illusoriamente separa e contrappone l’”io” in
quanto soggetto, dal mondo che viene considerato estraneo e, quindi,
potenzialmente pericoloso.
Una
volta caduti in questo dualismo ci ritroviamo rinchiusi in una prigione
concettuale che da una parte ci limita, mentre dall’altra ci protegge!
In
tale condizione il falso “io” si sente limitato ed incompleto, si sente
mancante ed inizia così la ricerca incessante di qualcosa che lo appaghi
veramente e lo completi. Contemporaneamente, all’interno del confine fissato si
sente protetto ed al sicuro da un mondo esterno alieno e minaccioso.
Proprio
per questo motivo, quando viene mostrata l’illusorietà del dualismo scatta,
nella maggior parte delle persone, l’istinto alla fuga, la negazione ad
oltranza, una reazione ancestrale di rifiuto perché significherebbe ammettere
l’inesistenza della propria identità come individuo separato: il nocciolo
fondamentale su cui si fonda la sensazione illusoria di essere un “io” separato
dal Tutto.
L’Universo è l’unico
vero individuo.
L'universo è un'unità che ci include e che sta osservando se stesso attraversi i nostri occhi.
L'universo è un'unità che ci include e che sta osservando se stesso attraversi i nostri occhi.
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