giovedì 16 marzo 2017

La Liberazione Naturale Tramite la Nuda Visione (Seconda Parte)


L’INTRODUZIONE ALLA CONSAPEVOLEZZA*
*(La traduzione del testo è tratta dal volume Consapevolezza, Rigpa
ad opera di Giuseppe Baroetto, ed. Psiche, Torino, 1997.)

La liberazione naturale tramite la nuda visione.
(Seconda Parte)

Ecco l’introduzione alla [consapevolezza], la sua indicazione diretta.

Dopo che il pensiero passato si è dileguato senza lasciar tracce e il pensiero futuro non è ancora sorto, [la mente] è fresca e come nuova; in questo momento, mentre si osserva nudamente sé stessi, rimanendo naturali nel presente senza creare nulla, il sentire ordinario, qui e ora, è una chiarezza in cui non c’è nulla da vedere; è una limpidezza in cui la consapevolezza è evidente e nuda; è uno stato puro e vuoto in cui non c’è nulla di determinabile; è una lucidità in cui la luminosità e il vuoto non sono duali.

Non è una cosa, infatti è del tutto indeterminabile; non è neppure nulla, perché è uno stato di limpida chiarezza. Non è singola, in quanto è chiara consapevolezza nella molteplicità; non è neppure determinabile come molteplice, perché è l’unico sapore dell’inseparabilità. Non è estrinseca, è proprio la consapevolezza di sé.

In questa indicazione viene presentata una tecnica meditativa tipica dello yoga indo-tibetano: osservare lo spazio tra un pensiero e l’altro.

La natura della coscienza può essere riconosciuta nello spazio tra un pensiero e l’altro. La coscienza, infatti, è presente sia quando c’è un pensiero, altrimenti non potremmo conoscerlo, sia nello spazio vuoto dove non ci sono oggetti di percezione. Questo è uno stato luminoso perché è presente la luce della coscienza, ma vuoto di oggetti di coscienza.


Ciò che viene rivelato quando i pensieri sono assenti
è presente anche quando ci sono i pensieri.

Mooji

In questo stato è possibile diventare coscienti della nuda consapevolezza, si può semplicemente essere consapevoli di essere consapevoli.

Osservare lo spazio tra un pensiero e l’altro serve a riconoscere che noi siamo una consapevolezza continua in cui si manifestano tutti gli stati di coscienza.

L’acqua quieta del fondo marino e quella delle onde di superficie è la stessa, come la sostanza della pura coscienza e quella dei pensieri è la medesima coscienza. Tutto è fatto della stessa energia-coscienza.

Tutti gli stati di coscienza, da quelli più oscuri e negativi a quelli luminosi e positivi, compreso lo stato del vuoto, sono costituiti dalla stessa sostanza: la coscienza.

La coscienza essendo pura soggettività non è qualcosa di oggettivabile poiché è indeterminabile, eppure è uno stato di limpida chiarezza. E’ ciò che permette l’apparire di tutti gli oggetti e la sostanza di cui sono composti.

Per realizzare questa comprensione è sufficiente rilassarsi ed osservare i pensieri, le sensazioni e le percezioni apparire e scomparire naturalmente senza distrarsi. In questo modo avviene una purificazione naturale della mente e sorgono spontaneamente le qualità e le virtù spirituali.


Inizi lasciando i pensieri fluire guardandoli.
La reale osservazione rallenta la mente fino a fermarla completamente.
Quando la mente è quieta, lasciala quieta.
Non annoiarti della pace, resta in questo stato e vai più in profondità.

Nisargadatta Maharaj

Applicando la nuda consapevolezza a tutti i fenomeni psicofisici senza distrarsi, avviene un cambiamento senza alcuno sforzo volontario o autocoercizione. La distrazione, in questo caso, significa essere catturati dal pensiero ed iniziare a pensare inconsapevolmente come ipnotizzati dal contenuto della mente.

E' sufficiente sedersi quietamente senza fare nulla e osservare il fluire dei pensieri e delle sensazioni come nuvole nel cielo, senza alcun attaccamento o avversione. Quando ci si accorge di esserci distratti, basta ritornare all'osservazione e continuare pazientemente in questo processo.

L'osservazione neutrale ed equanime, priva di giudizi e valutazioni, equilibra ed armonizza naturalmente la struttura corpo-mente. L’energia-coscienza, infatti, è fondamentalmente buona e se lasciata fluire liberamente tende spontaneamente all'armonia.


giovedì 9 marzo 2017

La Liberazione Naturale Tramite la Nuda Visione.

Omaggio alla divinità dai tre corpi,
consapevolezza che risplende di luce propria.
Dal “profondo insegnamento sulla liberazione naturale tramite
la contemplazione delle divinità pacifiche e irate”:

L’INTRODUZIONE ALLA CONSAPEVOLEZZA*
*(La traduzione del testo è tratta dal volume Consapevolezza, Rigpa
ad opera di Giuseppe Baroetto, ed. Psiche, Torino, 1997.)

La liberazione naturale tramite la nuda visione.

Si contempli bene la consapevolezza di sé, così come viene indicata in questo insegnamento. O figli fortunati!
Samaya. Sigillato, sigillato, sigillato.

Oh! l’unica coscienza, presente sia nella trasmigrazione che nella liberazione, è proprio sé stessi sin dal principio, tuttavia non la si riconosce; la sua chiara consapevolezza è incessante, tuttavia non la si incontra; essa appare ovunque liberamente, tuttavia non la si identifica.

La trasmigrazione è lo stato illusorio dominato dall’ignoranza della nostra vera natura, mentre la condizione della liberazione è lo stato nel quale riconosciamo chi siamo. Esiste un’unica coscienza che è presente sia nello stato illusorio della trasmigrazione, sia nello stato risvegliato della liberazione. La coscienza è sempre ed ovunque presente, tuttavia non la si può identificare come un oggetto. Non si può conoscere la propria coscienza oggettivamente perché è pura soggettività. La coscienza, in quanto pura consapevolezza, è paragonabile alla luce, la quale di per sé è invisibile, ma diventa visibile quando incontra una superficie riflettente.


Ben nota è la parola “coscienza”, ma quante concezioni limitate sono nate dal misconoscimento, dalla conoscenza errata o parziale e dall’incomprensione del suo significato reale.
L’individuo ordinario che non comprende da sé stesso la propria vera natura vaga tra i sei esseri dei tre mondi sperimentando la sofferenza: questo è il difetto del misconoscimento della propria coscienza così com’è in sé stessa.

Tutti conoscono il termine “coscienza”, ma molteplici sono i significati che vengono attribuiti a tale termine.
Chi non conosce se stesso è destinato a vagare all'interno del cerchio del samsara, il ciclo di nascita, morte e rinascita nei vari regni dell'esistenza.


Lo stato di coscienza dei Buddha è al di là della mente, nondimeno [la gente] si inganna perché pratica la recita [di mantra] e medita su determinate immagini.

La coscienza pura è incondizionata ed è la sorgente della mente. Le pratiche meditative che usano formule come i mantra o supporti visivi possono essere utili per calmare e rallentare momentaneamente i pensieri e per conseguire stati di coscienza più sottili, ma non hanno alcuna influenza sulla coscienza in sé.


Perciò occorre lasciare tutto, rimanendo liberi da qualsiasi azione condizionata: grazie a questo insegnamento sulla liberazione naturale tramite la nuda visione della consapevolezza, si comprenda che tutta la realtà dimora nella grande liberazione naturale, sicché tutto è anche compiuto nello stato della grande completezza. Samaya. Sigillato, sigillato, sigillato.

L‘insegnamento di Padmasambhava qui esposto indica la coscienza pura come l’unico veicolo nel quale si manifestano sia la realtà esteriore che quella interiore, sia la trasmigrazione che la liberazione, sia l’ignoranza che la conoscenza. Questo dualismo è solo apparente, frutto di un misconoscimento. Infatti, tutto accade nella coscienza e tutto è fatto di coscienza: in realtà non vi è separazione e tutto dimora nello stato della liberazione e della completezza.

Oh! quella limpida consapevolezza che chiamiamo “coscienza” non esiste [come qualcosa di concreto, tuttavia] da essa sorge tutta la sofferenza e la felicità della trasmigrazione e della liberazione; è concepita secondo le credenze degli undici veicoli, e innumerevoli sono le sue differenti denominazioni: alcuni dicono che è la vera natura della coscienza; alcuni non buddhisti la chiamano “sé”; gli uditori dicono che è l’assenza di ego personale; gli idealisti la chiamano “coscienza”; alcuni la chiamano “via di mezzo”; alcuni dicono che è la conoscenza trascendente; alcuni la chiamano “essenza degli esseri realizzati”; alcuni la chiamano “grande sigillo”; alcuni la chiamano “unicopunto”; alcuni la chiamano “fondamento universale”; alcuni la chiamano “sorgente della realtà”; alcuni la chiamano “sentire ordinario” .

Vi sono innumerevoli modi di denominare la coscienza. Sono tutti solo concetti mentali che indicano una realtà che la mente non può afferrare. La coscienza, infatti, è ciò che precede ed illumina la mente.
A causa delle differenze tra coloro che si identificano con determinati concetti, tradizioni, religioni e culture sorgono numerose incomprensioni, fraintendimenti, controversie e guerre. Queste persone vivono nell’ignoranza. nell’illusione e nella confusione poiché non conoscendo se stessi non possono riconoscere l’Unica Realtà che pervade l’intera manifestazione.

La Via suprema, diretta e naturale alla liberazione è al di là delle parole, dei concetti e delle convinzioni mentali e consiste nella nuda visione della consapevolezza, ovvero nella conoscenza di ciò che siamo realmente.

giovedì 2 marzo 2017

Il Sogno della Realtà (Seconda Parte)

Una delle metafore migliori per descrivere e comprendere la realtà è quella del sogno.

“Quando siamo all’interno di un sogno crediamo di essere il personaggio principale e che tutto il resto sia esterno a noi. Viviamo una storia, abbiamo degli obiettivi e cerchiamo in tutti i modi di dare un senso alla nostra vita all’interno del sogno.
Questo accade perché la nostra coscienza si identifica con il protagonista del sogno, ma in realtà noi siamo l’intero sogno, il sognatore, siamo tutti i personaggi del sogno, il mondo sognato, la storia, siamo ciò di cui è fatto il sogno e siamo anche prima del sogno la coscienza!”

Tratto da "Il Sogno della Realtà"
(di cui consiglio la lettura)

Prima di essere il protagonista dei nostri sogni noi siamo il sognatore. Il sognatore si identifica con il protagonista del sogno, ma in realtà è anche l’intero sogno.

Prima di essere il sognatore noi siamo la coscienza che è consapevole del sogno e del sognatore, siamo la luce che illumina e conosce il sogno e il sognatore.

Fuor di metafora, il sogno rappresenta il mondo che percepiamo nello stato di veglia; il protagonista del sogno è il nostro ego, l’immagine - creata dal pensiero - della nostra individualità che interagisce con il mondo; il sognatore che da vita al protagonista del sogno ed al mondo sognato simboleggia l’anima o la mente, che si identifica con l’ego e che porta con sé la personalità, ovvero la struttura psico-fisica costituita da sensazioni fisiche e pensieri, dal karma e dalle memorie delle vite precedenti; infine, la coscienza è ciò che conosce, ciò di cui è fatto e ciò in cui si manifesta sia il sogno nello stato di sonno, sia il mondo nello stato di veglia.

All’interno del sogno noi abbiamo un obiettivo e viviamo una storia che ha un senso. Che ne è del protagonista del sogno, dei suoi obiettivi e della sua storia quando il sognatore si sveglia? Che senso ha il sogno?

Il sogno può essere soltanto un prodotto della rielaborazione dei ricordi consci ed inconsci degli eventi vissuti. In questo caso il sogno possiede la valenza psicologica di armonizzare e riequilibrare la psiche del sognatore.

All’interno del sogno, però, possiamo anche avere delle aperture intuitive a contenuti superconsci, ovvero, a conoscenze che superano lo stato ordinario di coscienza. In questo caso il sognatore può accedere a conoscenze che non gli appartengono, può trovare risposte a domande a cui non sapeva rispondere oppure può raggiungere delle comprensioni profonde su se stesso o su situazioni esterne ecc.

Per il sognatore, quindi, il sogno può avere una normale funzione di rielaborazione delle psiche oppure può essere un modo per aprirsi ad una dimensione superiore per attingere conoscenze, intuizioni e comprensioni nuove.

Abbiamo detto che il sognatore nella metafora del sogno rappresenta l’anima-mente nello stato di veglia. Per l’anima-mente, la vita di una persona può essere soltanto un sogno normale, ovvero una vita trascorsa meccanicamente sulla base dei condizionamenti karmici e di quelli ricevuti in questa stessa vita, oppure può essere un modo per evolvere, per acquisire nuove comprensioni ed accedere a stati di coscienza superiore.

L’anima-mente, come il sognatore, è condizionata dalle esperienze della vita, dalle memorie e dalle emozioni e segue un processo evolutivo o involutivo: quello che viene chiamato il ciclo del samsara o dell’eterno ritorno.

Il protagonista del sogno nel mondo reale è l’ego. L’ego è solo un aggregato di sensazioni e pensieri. Il pensiero, però, non è cosciente e non può cogliere la coscienza perché è priva di oggettività, è trasparente, è pura soggettività. Il pensiero allora immagina e con questa azione crea una struttura fittizia come centro della propria identità: l’ego. Questa entità immaginaria diventa la protagonista dei nostri sogni come della nostra vita!



Vi svegliate tutti i giorni dallo stato di sogno;
Ma per essere liberi, dovete svegliarvi anche
dallo stato di veglia.
Mooji

La coscienza, in verità, non dorme mai. Nello stato di sogno è cosciente della realtà onirica, mentre nello stato di veglia è cosciente della realtà concreta. In ogni caso è sempre cosciente, ma in un caso è identificata con il protagonista del sogno, nell'altro con l'ego.


Chi siamo dunque? L’ego, l’anima-mente, o la coscienza?

“…noi siamo l’intero sogno, il sognatore, siamo tutti i personaggi del sogno, il mondo sognato, la storia, siamo ciò di cui è fatto il sogno e siamo anche prima del sogno la coscienza!”

Noi siamo l’intera vita, l’anima-mente, tutti gli ego, il mondo reale, la storia e siamo anche ciò di cui è fatta la realtà e siamo prima della realtà stessa la coscienza! Siamo tutta la realtà manifestata e contemporaneamente l'immanifesto.

Prima di arrivare a riconoscere di essere il Tutto dobbiamo, però, disidentificarci dal nostro personaggio illusorio: l'ego. Dobbiamo risvegliarci dall'ipnosi dell'identificazione e riconoscere chi siamo veramente: 
Sat-Cit-Ananda, Essere-Coscienza-Beatitudine.

Questo è il Risveglio.






giovedì 23 febbraio 2017

La Pratica del Sorriso Interiore

Nella tradizione dello yoga taoista, le emozioni positive e negative sono associate agli organi interni. Si dice, infatti, che noi sentiamo e pensiamo con gli organi. 

Una delle chiavi per una buona salute è quello di diventare consapevoli delle energie emotive che risiedono negli organi, e di trasformare le energie emotive negative in virtù positive.

I taoisti credono che siamo tutti nati con le virtù di amore, dolcezza, gentilezza, rispetto, onestà, correttezza, giustizia, e coraggio.


Purtroppo, crescendo incontriamo nella nostra vita quotidiana situazioni che favoriscono emozioni negative come la paura, la rabbia, la crudeltà, l'impazienza, la preoccupazione, la tristezza, il dolore ecc. Le emozioni negative hanno effetti deleteri sugli organi interni e le ghiandole, drenando la nostra forza vitale e minando la nostra salute.


Nelle pratiche taoiste si impara a riconoscere le emozioni dai loro effetti sul corpo, e a trasformare le emozioni negative in energia positiva, o Chi.

Uno degli esercizi più importanti a tale scopo è la pratica del Sorriso Interiore.


La meditazione del sorriso non deve essere sottovalutata perché, malgrado la sua apparente semplicità, possiede un notevole potere trasformativo. E' una vera e propria pratica di alchimia interiore che può riportare in equilibrio le energie interne e ripristinare la salute del corpo.

Praticare la meditazione del Sorriso Interiore significa prendersi la responsabilità della propria vita e della propria salute. 

Buona pratica a tutti!

giovedì 16 febbraio 2017

Chi ... Bleep ... Siamo?


La realtà materiale non è solida...
La presunta solidità è soltanto resistenza energetica
che noi decodifichiamo come resistenza materiale.



Credere nella materialità del corpo è alla base della grande menzogna messa in atto dal sistema di controllo ...

Il condizionamento nasce fin da subito ... e raggiunge il suo culmine tra i 2 e i 6 anni. In seguito, il processo di ingabbiamento procede grazie alla scuola, all'università ai mass media a pressioni varie originate dal pensiero comune in una sorta di successive stratificazioni di autoidentità  e di percezioni programmate.

La maggioranza degli uomini si identifica con un un sistema operativo un modello mentale che al pari di un computer risponde ad una serie di software ripetitivi ed automatici che crede reali. 


Il nostro corpo è un centro di attenzione all'interno della nostra pura consapevolezza.


Vi rimando alla lettura dell'articolo:
Chi Sono?



giovedì 9 febbraio 2017

L'Inizio e la Fine della Ricerca Spirituale


Qual è il motore della tua ricerca?
Qual è la forza che ti ha spinto a iniziare il tuo percorso?
Qual è la tua insoddisfazione?

Per alcuni è un problema o una malattia fisica, per altri un disagio o una disarmonia mentale. Certe persone sentono un senso di mancanza, mentre altre hanno l'impressione che ci sia qualcosa di sbagliato nel mondo. 

Alcuni, invece, cercano direttamente la Verità, perché sono posseduti dall'ardente domanda: Chi sono?


Questo è l'inizio del cammino di ricerca spirituale.


In ogni caso, questo senso di insoddisfazione è comune in tutte le persone, ma solo alcune lo ascoltano. Più il senso di insoddisfazione è forte, intenso e pressante, più è difficile evitarlo, nasconderlo o trascurarlo. E' per questo motivo che la sofferenza può essere interpretata come una benedizione, perché rappresenta il punto di svolta per il cambiamento.

Secondo la Kabbalah, 
quando l’Anima tocca il fondo 
può darsi la spinta per raggiungere un livello più alto. 
Le cadute della nostra vita sono prodotte dal nostro Io Superiore. 
Non sono un prodotto dell’ego. 
In realtà, l’ego è terrorizzato dall’idea di una caduta, 
perché è in questa fase che noi troviamo Dio. 
Dr. Wayne Dyer

E' di fondamentale importanza contattare la nostra insoddisfazione, perché è la forza che ci spinge a continuare la ricerca fino a quando essa collasserà nella risposta: il Risveglio. 

Tu sei ciò che cerchi! La tua Vera Natura è la risposta ed è già presente qui ed ora, ma non la conosci, perché non sai chi sei.

Qual è questa Verità che non conosci?
Chi Sei Veramente?

La "tua" mente crede di essere un individuo singolo, con determinate caratteristiche e separato dal mondo e dagli altri.

La Verità è che tu non esisti in quanto individuo separato, perché Tu Sei l'Essere, la Coscienza che conosce sia la mente con le sue credenze ed opinioni, sia il corpo  costituito dalle sensazioni, sia il mondo fatto di percezioni.

Qualunque sia la tua domanda, la tua insoddisfazione o la tua inquietudine dipende dal fatto che credi di essere un individuo separato dal Tutto. Questo senso di separazione ti fa sentire limitato, mancante, fragile, imperfetto e mortale.

Inizi così un cammino di ricerca per colmare questo senso di mancanza e di incompletezza. In un primo momento cerchi all'esterno, nel mondo, nel possesso di oggetti materiali, persone, affetti ecc. Poi inizi a cercare nella mente in ideologie, filosofie, teorie scientifiche, religioni, credenze ecc. Infine, l'unico luogo in cui non hai ancora guardato è dentro di te. Non ti resta che intraprendere una ricerca spirituale interiore, di autoindagine, di conoscenza di te stesso.

In questo viaggio interiore è utile avere una guida per non smarrirsi o perdere tempo inutilmente (vedi articolo Il Viaggio alla Realizzazione dell'Essere).  

La risposta si trova nella conoscenza diretta e
 non mediata della propria Vera Natura.

La ricerca è un avvenimento impersonale...
inizia con un individuo convinto di cercare Dio e termina con l'annientamento dell'individuo stesso, il quale riconosce che esiste solo l'Energia Divina, la Coscienza, Dio.
Sandra Herber Percy

Ora conosci la Verità, ma la tua conoscenza è solo mentale, superficiale ed indiretta.


Si può dire di sapere veramente solo
 quando si diventa ciò che si conosce. 

Vedi articolo:





giovedì 2 febbraio 2017

Cos'è lo Yoga? (Seconda Parte)

Lo yoga è una disciplina antichissima. 
Le prime allusioni allo yoga si riscontrano in alcuni reperti trovati nella valle dell’Indo risalenti a circa 3000-4000 anni a.C., ma l’origine dello yoga è sicuramente precedente, è antica quanto l’uomo.

Inizialmente era un’attività più vicina allo sciamanesimo, veniva praticato nei boschi e nelle grotte ed era presente un forte contatto con la natura.

I primi riferimenti scritti sullo yoga risalgono alle Upanishad databili intorno al VI sec. a.C.. Le Upanishad antiche, come la Taittiriya e la Katha Upanishad definiscono lo yoga come un “saldo controllo dei sensi”.

Il fine dello yoga viene sintetizzato mirabilmente nella Bhagavad Gita VI, 20 - 23 dove viene definito come:

Quello stato in cui le funzioni mentali s’arrestano
grazie alla pratica della disciplina interiore,
quello in cui egli, con il Sé contemplando il Sé,
solo nel Sé si appaga;
quello stato nel quale egli conosce
la felicità infinita che trascende i sensi
e si può cogliere solo con l’intelletto,
dimorando nel quale più non s’allontana dalla realtà;
quello stato, conquistato il quale egli non pensa
che possa esistere altra conquista più grande
e dimorando nel quale non ne è distolto
neppure da un grave dolore:
sappia che quello stato si chiama yoga
ed è lo scioglimento dell’unione con la sofferenza;
questo yoga dev’essere praticato con ferma decisione
e con animo imperturbabile.

Lo yoga, quindi, ha come mezzo la disciplina interiore, come fine la cessazione dell'illusione della separazione e la comprensione intuitiva di essere uno con il Sé, l’Essere e come conseguenza la liberazione dalle catene della sofferenza.

Qualsiasi yoga che non si prefigga tale scopo è semplicemente una fase preparatoria oppure non è yoga.

La Maitry Upanishad illustra uno yoga composto da sei “membra”, mentre gli Yoga Sutra di Patanjali, che vengono riconosciuti come la prima sistematizzazione delle pratiche dello yoga, ne enumerano otto. Questi sono yama e niyama, corrispondenti ai precetti positivi e negativi; asana, le posture fisiche, pranayama, le pratiche di respirazione, pratyahara, la ritrazione dei sensi, dharana, la concentrazione, dhyana, meditazione e samadhi, contemplazione e perfetto raccoglimento.

I primi quattro stadi dello yoga: yama, nyama, asana e pranayama sono propedeutici ai successivi quattro stadi: pratyahara, dharana, dhyana e samadhi.

Al giorno d’oggi, l’industria occidentale del fitness e benessere, un business da 10 miliardi di euro, ha estrapolato la fase delle posture fisiche dello yoga, le asana, per asservirla ai propri scopi. Lo yoga è diventato così una semplice disciplina fisica, una ginnastica alla stregua delle altre, una moda, un hobby o un mezzo per esibirsi in posture e acrobazie perdendo in tal modo il suo senso originale.

Lo yoga non è finalizzato a rassodare i glutei, snellire i giro vita, rendere il corpo più flessibile o longevo.

Il culto dell’estetica, della salute e della bellezza ha sostituito il processo di conoscenza del Sé e di risveglio, di comprensione e realizzazione della propria vera natura.

Ciò non significa che la fase preparatoria dei precetti, delle posture e delle pratiche di respirazione non siano utili ed anche necessari fino ad un certo punto. Infatti, sono spesso fondamentali per sciogliere le tensioni fisiche e mentali, aiutare a sbloccare i meridiani energetici e i centri sottili, calmare la mente e stabilizzare il corpo ecc..

In altre parole costituiscono il processo di purificazione necessario per poter soggiogare la mente. Infatti, sempre nella Bagavad Gita VI, 33 – 35 Arjuna afferma:

Questo yoga che tu hai descritto
come equanimità, o distruttore di Madhu,
non vedo come possa sussistere durevolmente,
a causa dell’irrequietezza della mente.
Volubile infatti è la mente, o Krishna,
aggressiva, impetuosa, tenace:
considero assai difficile tenerla a freno,
come frenare il vento.
Krishna risponde
Senza dubbio, o eroe dalle grandi braccia,
è difficile tenere a freno la mobile mente;
ma con una pratica assidua e costante, o figlio di Kunti,
e col distacco ascetico, la si può soggiogare.

E’ molto difficile raggiungere l’arresto delle modificazioni mentali, la sospensione del dialogo interiore e la concentrazione sul Sé, ma come dice Krishna si può conseguire con una pratica assidua e costante e con il distacco, disidentificandosi dai condizionamenti.

Purtroppo, la maggior parte dei praticanti di yoga si fermano alla fase di purificazione preparatoria e non si spingono mai oltre. Molti non sanno nemmeno che esiste una fase successiva, credono che lo yoga sia esclusivamente una ginnastica o una pratica energetica e non sanno che le posture fisiche sono solo un ottavo della disciplina dello yoga.


Per questo motivo è importante introdurre fin dall’inizio sia le pratiche fisiche-energetiche, sia le pratiche meditative in modo da avere uno sviluppo integrale dell’essere umano.

Lo Yoga dell’Essere è una via semplice, diretta ed integrale. Lavora da una lato sugli aspetti psicofisici ed energetici per bilanciare il corpo, armonizzare le energie e quietare la mente. Dall’altro mira a risvegliare la coscienza dall’ipnosi dell’identificazione con i condizionamenti relativi al corpo-mente; inoltre, apre all’indagine interiore sulla nostra vera natura.

Realizzare chi siamo significa manifestarlo. La vera conoscenza, infatti, non è semplicemente teorica, ma ha un impatto concreto in tutti gli aspetti dell’Essere: mente, corpo e mondo.

Lo yoga è una disciplina assolutamente pratica e consiste nel dimorare consapevolmente e costantemente nel Sé e sperimentare la realtà non-duale ovunque:

Con l’animo raccolto grazie alla disciplina interiore
Egli vede il proprio Sé dimorare in tutti gli esseri
E tutti gli esseri nel proprio Sé:
egli vede ovunque la stessa cosa.

Bhagavad Gita VI, 29